Vivian Lamarque - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Vivian Lamarque

Vivian Lamarque
V
ivian Lamarque è nata a Tesero (Trento) nel 1946. A nove mesi cambiò città e famiglia, a quattro anni perse il secondo padre, a dieci scoprì di avere due madri e scrisse le prime poesie. Dall'età di nove mesi vive a Milano, dove ha insegnato per molti anni. Ha lavorato come insegnante e tradotto Valéry, Baudelaire, Prévert, La Fontaine, Céline, Grimm e Wilde. Fa parte della Giuria Nazionale di Diaristica. Su Sette, inserto settimanale del Corriere della Sera, ha tenuto la rubrica Gentilmente, raccolta poi in volume da Rizzoli. La sua attività artistica è assai poliedrica: la sua prima raccolta poetica, Teresino, ha vinto nel 1981 il Premio Viareggio Opera Prima. Tra gli altri successivi premi, il Montale (1993), il Pen Club (1996), il Camajore (2003), l'Elsa Morante (2005), il Cardarelli-Tarquinia (2006). Autrice anche di molte fiabe, ha ottenuto il Premio Rodari (1997) e il Premio Andersen (2000). Gran parte della sua produzione poetica è stata raccolta nell'Oscar Mondadori Poesie 1972-2002.
Le parole
La poesia di Vivian Lamarque  e’ immediata e si comprende subito, poi pero’ ci resta attaccata addosso facendoci rimuginare sull’esistenza peculiare delle semplici cose, dove la nostra vita frettolosa inciampa.
La poesia della Larmarque  e’ una poesia che non ci lascia mai da soli e come una carezza sepolta nel tempo, sa far riaffiorare le impronte dei sorrisi piu’ belli della nostra innocenza.


Cicatrici
Con gli anni i miei amici
sono diventati tutti ricamati
puntini metallici precisi, delicati,
li hanno qua e là cuciti e ricuciti,
chi all’addome, alla gola,
chi al ventre, agli occhi, alla mano,
chi sul petto, proprio dove sotto
gli batte il cuore.
Al mare, alla bella luce del sole,
come risplendono le care cicatrici
dei miei amici.

A vacanza conclusa
A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così
lasciare la vita?

Alla Luna
Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo
essere guardati, luccicare
sembrare da lontano
la candida luna
che non siamo.

Alla luna II
Disabitata la luna?
Ma è lei il suo bianco abitante.
Condomina e casa
abitante e abitata
inquilina pallida
finestrella e affacciata.

IL SIGNORE D'ORO
Era un signore d'oro. Un signore d'oro fino, zecchino.
Per il suo carattere duttile e malleabile, per il suo caldo dorato
colore, per il luccichio dei suoi occhi, era un signore molto
ricercato.
I corsi dei fiumi venivano deviati, i fondali scandagliati e setacciati,
ma i signori che affioravano brillavano poco, erano signori
pallidi, opachi, non erano d'oro vero, erano signori falsi.
Non avevano aurifere vene?
No, le loro lente vene scorrevano quasi del tutto essiccate in
direzione dei loro minuscoli cuori, a fatica.
E dov'era il signore d'oro vero?
Lontano, in una casa assolata, pigro e paziente, aspettando di
essere trovato, in un angolino, il signore d'oro luccicava.


IL SIGNORE NELL'ARIA
Alle ore venti ognuno tornava alla sua casa.
Non avevano una stessa casa?
No, ma nell'aria sì.
Nell'aria?
Sì, a destra e a sinistra nel mezzo dell'aria avevano una stessa
casa. Con le porte e le finestre gli uccelli le cene le voci e il riposo.
Non i colori?
Sì, colori splendenti erano appesi nei quadri nell'aria della casa.

LA SIGNORA NON GELOSA
Una signora che stava diventando gelosa non lo diventò.
Nemmeno un po'?
Sì, un po' sì ma pochissimo, come un solletico al contrario che
invece di far ridere manca poco a piangere.


Da Poesie dando del lei, Garzanti

*
Mi sono innamorata tanto?
Oh sì!
La prego faccia altrettanto!

*
La mia Gaiezza
da che l'ha nominata
adesso esiste ancora di più
ride nell'orto di questo settembre
come i chicchi dell'uva quasi blu.

*
Oggi ho inventato
Che Lei era con me al mercato
c’erano tanti fiori
avevamo gli occhi di tutti i colori.

*
Per il suo compleanno
Le regalo in pacchetto
un mio guarito difetto
da buttare
in fondo al mare
Lei con la sua sapienza mi ha curata
sono la Sua Vivian
quasi risanata.




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