Trieste - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Trieste

Trieste

Trieste è una bocca serrata sul mare.
Un viandante che non sa dove andare. Un abbraccio senza un corpo da stringere, dolente e fragile, impermeabile. Stella cadente, cocciuta propaggine dell’ultimo cielo rimasto. Mi fermo, a notte, a guardare il salotto della piazza rivestito di luci come un albero di Natale orfano di fanciulli, un paese dei balocchi chiuso per turno. Le vie del centro spengono i bagliori e masse di indistinte sagome stanno insieme, in branco, non ridono né piangono, bevono. E’ tardi eppure il brusio non smette di tacere, nulla mi parla se non la statua del piccolo Svevo venutomi ad incontrare. Gli stringo la mano perché vengo da molto lontano per poterlo incontrare e sentire la sua ironia e così mi appare: il contrario di ciò che voleva diventare. Di mattina il sole traluce tra le nuvole e biancheggia sul castello di Miramare, avamposto di supposto amore, finestra sul mare perché forse solo questo è amare. Nel giardino un prato di tulipani accarezza il mio sguardo che beve ogni particolare, mentre le vele che solcano il mare sembrano lì solo per dare la pennellata finale. E’ una città di dolore, una città che stringe il cuore, una città che non consente il ritorno nel suo vestito d’addio.
Franca Massaiu

 
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