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Sulla Poesia

Sulla poesia
Sulla poesia c’è tanto da dire, tanto quanto il mare quando c’è tempesta. E’ qualcosa che senti dentro ma non lo puoi spiegare solo con la ragione, perché c’è tanto, tanto altro…

Ma nello specifico allora quale è il senso della poesia, oggi essa può avere ancora valore?

Nel mondo greco assieme alla lingua della ragione c’era il linguaggio del mito, un linguaggio che non conosceva l’identità. Zeus era a capo degli dei, ma anche tuono, fulmine, vacca, toro, pioggia. E questo la poesia lo interpretava bene… perché riusciva a leggere in quegli abissi, dove non esistevano limiti e differenziazioni.

Il linguaggio della ragione invece è costituito dal principio fondamentale della non contraddizione, per cui una cosa è se stessa e non può essere nient’altro.
Una sedia è una sedia, un tavolo è un tavolo, ma non altro. La sedia serve per sedersi, e non può essere utilizzata per fare altro, così pure il tavolo.

Altrimenti fuoriusciamo dall’ordine della ragione ed entriamo in una situazione d’irrazionalità e inquietudine. Come quando alzando la sedia in alto, la usiamo per esempio, come arma per scagliarla contro qualcuno. Quando perciò diciamo "ma anche altro" si entra nel linguaggio dell’irrazionale e della follia.

Eraclito diceva che l’uomo ritiene giusta una cosa e ingiusta l’altra, per il Dio tutto invece è bello, tutto è buono e tutto è giusto… per il Dio il giorno è la notte, la guerra è la pace, e la fame è la sazietà, queste contraddizioni che appartengono alla divinità non appartengono più agli uomini. Gli uomini si sono emancipati da queste contraddizioni, riuscendo a prevedere i vari comportamenti, attraverso l’uso delle regole e della ragione.

Quindi se io ora dovessi alzare una sedia, non pensereste che voglia usarla per scagliarla contro qualcuno, ma solo per poterla spostare, magari da un’altra parte.

Dal punto di vista razionale quindi noi siamo tutti uguali, parliamo lo stesso linguaggio, stiamo attenti al principio d’identità e di non contraddizione e non confondiamo o mescoliamo le cose.
Uscendo dal mondo irrazionale dei miti l’uomo ha lasciato la follia alle spalle, ma è propri così?

Quando dico ragione, uso una parola della filosofia, se invece dovessi usare lo stesso termine in psicologia dovrei dire "Io".  l’Io, è la parte razionale dell’uomo.

Ma sappiamo tutti che l’Io non è la nostra personalità, anzi è solo una piccola parte di cui si compone… anche Freud ce lo ricorda, quando dice che l’Io non è padrone in casa propria. Perché sa perfettamente, come d'altronde anche i poeti, che certe pulsioni che l’Io patisce non riuscirà mai a governarle, se userà soltanto la logica e la ragione.

C’era un poeta inglese di cui però non ricordo il nome che diceva "Siamo solo una piccolissima isola in mezzo all’oceano dell’irrazionalità". Quindi avere una familiarità con l’irrazionale significa abitare la ragione e il suo altro… e questo i poeti lo sanno perfettamente, infatti sono loro che interpretano gli amori e le passioni che abitano fuori dalla nostra razionalità, che seppure non riusciamo spesso a comprende, comunque prepotentemente si fanno sentire.

E allora ecco la luna che nella logica è il pianeta che ruota intorno alla terra, diventa per il poeta qualcos’altro: una donna, una stella tenebrosa, qualcosa di dinamico e inconsapevole   che ci restituisce la nostra autenticità.

Perché è la poesia (e l’arte in generale) che ci distingue… e riesce a trasformare la nostra follia in una forza vitale, che ci scivolerà addosso come acqua dandoci una vita tutta nuova.

 
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