Sonia Serravalli - La Mia Poesia

La Mia Poesia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Sonia Serravalli

Sonia Serravalli

Sonia Serravalli, nata a Ferrara 40 anni fa. Incomincia a scrivere in prima elementare, non appena riesce a coordinare il movimento di una penna. Vive tra Ferrara e le mete dei suoi lunghi viaggi – ora a Dahab, Egitto, dove ha trovato il suo paradiso dopo tanto peregrinare per il mondo. A 14 anni le viene conferito un terzo premio ex-equo ad un concorso nel mantovano con una poesia, "Texas", diventando la mascotte del concorso. Successivamente riceverà segnalazioni di merito nella sezione poesia presso diversi concorsi letterari in Italia. Edito nell’aprile 2007 e già vincitore di un premio letterario nazionale (Rhegium Julii, Opera Prima) è il suo L’ORO DI DAHAB, Edizioni Il Filo (cartaceo e ebook) - opera autobiografica/narrativa sul confronto con il mondo musulmano, presentata in varie città d’Italia (Ferrara, Bologna, Lido degli Estensi, Padova) e alla Fiera del Libro di Torino 2007. Il libro rappresenterà tra gli altri l’Italia al Festival Internazionale del Libro 2008 a Guadalajara - Messico. L’opera nel 2010 ha ottenuto un posto presso le Ipercoop di Ferrara grazie al Progetto Parole DOC. Sonia ha pubblicato inoltre regolarmente sulla rivista di bordo Racconti Per Un Viaggio (Fortuna Editore), rubrica "Ponti a sud". Del 2011 il suo blog, http://rivoluzionando.wordpress.com, scritto giorno per giorno come un diario dall’Egitto, sulla rivoluzione egiziana – blog da cui l’autrice trae un romanzo. Del gennaio 2012 SE BACI LA RIVOLUZIONE (IBUC Edizioni - cartaceo e ebook). Sempre del 2012 i due racconti erotici pubblicati in e-book da Lite-Editions: LA TURISTA SUL NILO e SENZA VOLERE. Nel 2013 pubblica CHIEDETE ALLA RECEPTION, libro umoristico, con Laura Capone Editore (cartaceo e ebook). Il suo idolo nella poesia è Neruda, in Itala Alda Merini -, nella prosa lo sono Gabriel Garcia Marquez e Henry Miller, in Italia Baricco. Sarà possibile visionare sue lettere di viaggio e relative poesie nei siti: http://www.mexicoart.it , www.dahabtravel.eu , www.soniaserravalli.wordpress.com     e molti altri. Titolo di studi: Laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Bologna. Interessi: viaggi e lunghe residenze di conoscenza all‘estero, scrittura, lettura, studio delle lingue, antropologia, ricerca spirituale. Interesse predominante: "rendere la propria vita straordinaria".

Sito: www.soniaserravalli.wordpress.com
Le Parole
La poesia di Sonia Seravalli possiede il buon odore e la forza di una terra nuova, dove i valori delle persone non si misurano, perché li, non è necessario dimostrare a nessuno quanto si è veloci o bravi. La sua poesia vive nel giorno afoso o tiepido che sia… e quando muore non si perde, perché è stato un giorno interamente vissuto.


Le Poesie

KOSMOS

C’è una sporgenza eroica da cui gettarsi in pasto agli arcobaleni, per
poter dire di aver vissuto. E sensazioni di pancia irriducibili a un
romanzo, che per questo mi divorano accanendosi. Nel blocco dello
scrittore come lupi mordono, nel fulcro di leve vitali mi impalano alla
pietra miliare dell’abbondanza,- una gladiatura che mentre vago
implorando creazione, nessuno vede.
Ho invocato ricchezza ed è giunta con l’estensione del cosmo.
Rischio di abdicare al libro per rendere arte la vita stessa,
fuori dai limiti della pagina, fuori dalle soglie delle parole,
fuori dalle regole dei paurosi.
Aborro la guerra ma non conosco la pace.
Nel ventre incandescente del vulcano
mi germino ogni giorno dentro il fuoco.
Mi vorticano in petto ruote di rododendri.
L’eco degli argini è solo un ricordo lontano.
Io scuoterò le stelle affinché i loro frutti cadano maturi sulla terra
e inebrino coloro che si ostinano a cibarsi di polvere.
Sento il trascinarsi delle foreste dentro la mia urgenza.
La prepotenza degli elementi mi costringe a una vita raminga
impostata su flusso e riflusso.
Non c’è requie dove c’è linfa,
mentre le danze di draghi e farfalle scolpiscono il tempo.
L’illusione delle dicotomie è solo una scultura su legno
forgiata da un dio avo tra le giungle di pianeti gioviani.
Con lui ridevo mentre ci credevate.
Accogliete la mia presunzione come un mendicante
che bussi affamato alla vostra porta:
non c’è spazio per giudizi o castigo
per chi soggiace all’agonia
degli eccessi divini.
(Sonia Serravalli©, 2010)

L'ONDA
Nel brodo primordiale di sbagli rivoluzionari
vaghiamo adescando i satelliti dell'equilibrio.
E' un'opera infinita
le cui pause sono vacanze nel delirio
e momenti di un'onda.
Sul plesso solare io scriverò
intonando sciarade che non potrai risolvere mai.
Nell'acquerello dei tuoi vespri liquidi
rovescerò tempeste solari e tuorli di chiasso.
Non ti lascerò riposo,
non sederò il maestrale,
non blandirò il tifone,
non placherò le mosse sismiche che determinano
la mia anima carnale.
Corteggerò gli dei del sole come sempre
e il drago della pasionaria che ci brucia
diverrà il migliore amico dell'uomo.
Ci sarà uno spazio adibito
alla chiarezza e all'esagerazione.
Sul filo dei tuoi chakra sarà scritto
il mito del maschio e il calco del sultano.
Aprimi la porta o sbarrala -
la conseguenza sarà autrice del tuo karma.
Arrivo alla guida di un esercito
di oceani indiani e pirati dissidenti.
Nessuno potrà avere
il lusso di annoiarsi
finché esisto.
(Sonia Serravalli©, 2010)

L’ACCENTO
Certo puoi difenderti minimizzandomi.
Quello che non impariamo mai
è che si potrebbe anche
non essere nemici.
Dove poni l’accento determina
tutte le cose.
Vengo dal sole
con carovane di monili zingari
e leggende di rame.
Ho affidato il viaggio della vita
al barbarico splendore
di un sangue pieno di valchirie.
Vengo da traversate piratesche
su radiose arche di Noè,
interrogatori prolungati a preti e maghi,
esami ascetici abbracciati a una candela,
agonie di inquisizioni condotte
da notti mistiche o da bassoventri,
e missioni crociate per ottenere
il diritto a sapere.
Illuminerò le tue forze oscure
con la sola luce di un camino.
Conosco i crescendo lettero/sessuali
ma ho imparato a surfare.
Scendo dalla collina
tra sfilate di pazzi e libellule
nella fragorosa incarnazione
che attraverso.
Guado i fiumi liminari
con amici sciamanici che si credono
solo vassalli.
Dove poni l’accento determina
tutte le cose.
Potrei colonizzare il buio dei tuoi guai
con catastrofi di luce.
Non potrai leggermi la mano
e io parerò la tua.
La batterai aperta tre volte
e se sono leale mollerò la presa.
Nella parata degli anni sabbatici
è un onore intersecarti
in questo viaggio astrale.
Ma nei duelli all’ultima voce
di etilici dibattiti sul mondo
persi gusto alla lotta
e con un sorriso un saggio mi sposò
alla totalità danzante.
Vengo da conventi a ferro e fuoco,
sabba di santi e guerrieri scultori
del filo infinito,
ai tuoi antri di artigianato incandescente
e di ematite.
Batterò la mano aperta tre volte
e se sei leale mollerai la presa.
Puoi decidere di inquadrarmi nel verso,
nel giorno,
nella dialettica o nel sestante,
ma sarò sempre lì e sempre altrove
dove il controllo non può toccare l’anima
e la testa d’ariete non serve
per parlare col fuoco.
Dove poni l’accento determina
tutte le cose.
Batteremo la mano a terra tre volte
e allora l’ego si arrenderà
ad un’inevitabile tregua.

(Sonia Serravalli, 2010)

DAI GATTI HO IMPARATO
Dai gatti ho imparato
a dormire sul danno
per risvegliarsi risorti.
Dai gatti ho imparato
la dilazione del giorno
quando la notte è abbondante.
Dai gatti ho imparato
a vederci nel buio
quando abbassi la guardia.
Dai gatti
ho appreso la lentezza
della conoscenza.
Dai gatti ho imparato
a diluire il silenzio
per i passaggi nel caos.
I gatti hanno espugnato la mia fortezza
mentre non guardavo.
Mi hanno insegnato a scovare sempre
l'angolo più comodo nella casa
e nel cuore degli uomini.
Dai gatti ho imparato
l'osservanza dell'immobilità
e l'osservazione del moto.
Dai gatti ho imparato a voltarmi
se ti sfida un vampiro.
Dai gatti ho imparato
il rispetto della grazia,
la pratica della regalità.
E' da loro che ho imparato
a fissare le parvenze invisibili agli altri.
Dai gatti ho imparato
a dormire con abbandono
e abbandonarmi con trasporto.
Dai gatti ho assorbito
la dignità nella paura e l'affetto spietato.
E' dai felini che ho capito
la lealtà della lotta,
il lato notturno dell'amore.
I gatti mi hanno insegnato
a non patteggiare sulla libertà.
Dai gatti ho imparato
che giocare con il fuoco
crea le migliori acrobazie.
Dai gatti ho imparato
a frustare con la coda
le invasioni dell’altro.
Dai gatti ho imparato
a non perdermi MAI
neanche un’ora di sole.
Dai gatti ho imparato a isolarmi
quando devo morire.
Solo i gatti hanno adottato
il mio embrione di adulto
in viaggio nomade sui tetti.
I gatti hanno allevato
la selva furiosa del mio cuore
e la mia crisalide di rabbia.
I gatti han modellato
questo grido asfissiante
nel dono di una musica.
Con i gatti ho condiviso
notti d'azzardo e pensiero indefinito.
Ai gatti voglio dire grazie
con tutti i miei graffi
e con la luce del mio manto
.
(Sonia Serravalli© 2010)

IL DRAGO
I miei amori di cristallo
sono caduti.
I miei amori di corallo
si sono sbiancati.
I miei amori di zucchero
si sono sciolti sotto l’acqua
delle mie cascate.
I miei amori di danza, di sguardi, di studio,
i miei amori di carta
si stanno rovesciando
con tuoni di gesso.
A volte basta una notte
per devastare imperi millenari.
Dei miei amori onirici d’estate
nessuno resta reale
per proteggermi dal freddo.
Arriva dal nord
e lancia spine come bombe
per congelare il fuoco.
Vorrei anch’io
la roccia calda su cui cadere
l’estuario di un abbraccio certo
la polvere di baci quando piove.
Ma non resta in piedi nessuno,
sul mio altare notturno
l’adulatore rinnega,
il paroliere ritratta,
l’amico vuol protegger l’amicizia,
il passionale teme di vivere la passione.
I miei amori per gioco
cercano scampo nel letargo
e nella pia dialettica.
I miei amori provocatori
abbandonano il duello con la facilità
di una foglia che cade.
I miei amori di argento
si fondono sulla fiammata
del mio drago.
Vorrei anch’io
il porto in cui confidare
il compagno d’armi nei passaggi segreti,
il lago sicuro in cui lasciarmi andare.
Ma di fronte al mio altare notturno
i prodi cavalieri si son fatti parole,
seta acqua vento e scusa
davanti al mio drago.
Volevo essere una rosa
per non incutere paura o dubbio.
Ma dalle labbra escono fiamme,
dalla penna solo fuoco,
sono un drago,
e sono sola,
sul mio altare notturno.

Sonia Serravalli ©(2010)

SONO
Sono l’anima in pena perenne
in cerca di perdono nella parola.
L’implosione della supernova
e l’esplosione della rivalsa
di mille streghe bruciate.
Sono la brava ragazza
che uccide i tuoi angeli
e che ti ruba le ancore a notte.
Nel pantano delle scintille
sono la gloriosa diaspora dei lupi
in cerca di un capobranco.
Sono la principessa che proietta in te
principi e impostori.
Colei che traccia la linea sottile
tra una guida e un predone
e poi la infrange.
Alla vigilia del mio nome
lascio sfilare il mio tempo a usurai
e pirati virtuali.
Mi salverò sempre
a un passo dalla perfezione e dalla morte,
chinando la testa dell’ago
a tracciare la coltre del fato.
Sono l’incontenibile baccano
che sveglia i vicini e previene
possibili avances.
Sono l’autocombustione della gioia,
la carestia delle certezze,
la lama da taglio che sentendoti furbo
infili sotto il cuscino.
Sono incapace di oziare
perché nell’amore ho perduto
la bussola e il senno.
Sono il rapace che taglia
la tua luna piena
quando pensi di avere sentito un rumore.
Sono l’acchiappasogni in cui saltano
l’immaginazione degli altri
e le tue allusioni carnivore.
Sono quel che tendo ad essere
mentre mi genera un drago,
nasco da un libro e cado nel vento.
Sono io
l'ombra che cammina nella tua dependance
bruciando il buio.
Ardendo incensi al profumo di Baudelaire.
Reggendo la torcia della scommessa
su chi altro abiti queste favelas
tra l’infinito e la fine.

Sonia Serravalli©2010

Ho un paesino segreto in cui vige la poesia... Ero là oggi, sotto le
sferzate del vento che penetravano strutture medievali e che mi
regalavano... vere piogge di foglie gialle gialle! :-) Un po’ di colore in
questo giorno da lupi, grazie a Dio, in questo angolo fuori dal tempo
che raggiungo per il mercatino attraversando veri e propri boschi...
Nessuna indicazione a segnalarlo. Pochissimi eletti a farne la
conoscenza. Avrei voluto filmare tutto inclusi gli odori per portare in
giro il quadro della poesia del giorno che ci introduce negli inferi con
Ognissanti e con Sammhain... Avrei voluto riempire il cofano della
macchina di foglie gialle. Per passare le eterne ore vuote là fuori dal
tempo ho scritto queste impressioni, quasi senza pensare, solo
ammirando ancora una volta quel borgo e guardando in faccia le
foglie...
Felice Halloween a tutti.

GOTICO
Gotico.
Memento mei.
L’amore sporcato di foglie
giallo nel verde
tatuaggi di voli di corvo
nella bocca di lei.
Arabeschi d’inchiostro
marchiati sul sonno
di uomini erranti
e di mille golene.
E’ gotico il modo che ha l’anima
di intridersi d’ombra.
Giallo nel nero.
La caduta di foglie secche
sul corpo tremulo e tenace
della dama in pena.
Indossa rosari e scorpioni
mentre il cielo è di rame
e la quiete è un invito
nel quarzo fumé.
E’ autunno
e la morte si firma sovrana
su labbra di dama.
Tutto è oro
sui piani di granito
e la donna del forte si piega
fin dentro il mio buio.
Sotto il ferro battuto
le poesie cercano vento
e vino rosso.
Porpora nel nero.
Lei si ubriaca di intuito e di fughe
disegnando nuovi est.
Sui garriti dei vampiri
un uomo scrive sulla pelle
seguendo le sue vene.
Tutti invocano una guida
quando il freddo incide i calici
col suo veleno.
Mercante, baratta cumuli
di oro e di pece.
Dove ulula l’ignoto
tra cattedrali e ragnatele
i maestri che sanno
esortano al letargo.
Le orme di un uomo
tratteggiano sui fili
vellutati delitti.
Gotico
l’alito criptico
di ciò che tace.
(Sonia Serravalli© 2010, a Selva Malvezzi)

MASCHIO
Maschio perché sei tenebra
Vena dolce nel rozzo vulcano
Forza nera dai raggi di luce
Esternazione di assalti
e di cacce alle volpi.
Maschio perché sei la guida
in cerca di una guida
Faro nella notte
Fondamentale vittima
delle tue spalle larghe.
Girasole che regge l’apice
Fortezza che sogna di piangere.
Maschio perché sei oro
in un fienile di luna
La parola irrealizzata
La fucina incessante
Mare in un cassetto
stremato dalle sirene che stremi.
Ospite indesiderato
o inafferrabile lupo
Tsunami in cerca di un porto
da glorificare.
Tenore del tempo perduto
Viaggio che non si addomestica
Fuorilegge che non comprendi
quante fughe costi e quanti figli annegati
nel tuo rock.
Seme d’impazienza e di vita
Zingaro nelle mie vene
Viandante ai bordi di Venere
Collezionista di schiave e di silenzio
dove ti forgi e dove ti perdi.
Sei il grido di ossidiana
che scuote le epoche di pace
La quercia che impartisce il tuono
a un’anima di pizzo.
Irrinunciabile imperfezione,
irrimediabile incomprensione.
Assenza dilatata
per mille secoli omerici.
Achille dal tallone fragile
Guerriero impavido e impaurito
tra un bosco e un’autostrada,
tra il collo e le colline.
Allievo di miele, maestro di spada
Gladiatore dei leoni nei miei occhi.
Non si placa
l’assurdo indefinito
del tuo sì.
(Sonia Serravalli© 2010)

TOTEM
Cobra
emani e non muovi
rimbombi e non fiati,
con finte di freddo
bruci fate e streghe
in tagliole di fuoco.
Diva,
sovrasti e non tremi
posi e non vedi
quanti uomini suicidi
a erigere il tuo fascino
su basi di porfido.
Chimera
t’incarni e non vivi
vibri e non senti,
assedi di venerazione
creano il tuo profilo
di idolo incorporeo.
Sirena,
sovrano,
pavone,
ti adorano e ti muoiono
nel tuo braciere vuoto,
t’inventano e ti piangono.
E mai un soffio di amore
ti giunge Venere,
Apollo dei soli dipinti,
Bacco dei vetri vuoti,
condannato alla bellezza,
crocifisso al tuo carisma.
Vorrei salvarti
ma farlo senza ucciderti
é da eroi.
(Sonia Serravalli© 2010)

IL DONO
Abitate una casa esuberante.
Rompete uno specchio
a ogni autunno e a ogni viaggio
per trasformarvi sempre.
Sposate il delirio
e fatene amore e orchidee.
Onorate il vostro dono
a costo della fame.
Non ascoltate nessuno
che osi introdurre ombre
nell’intimo sole.
Camminate scalzi
e mangiate con le mani
ogni volta che potete.
Quando vi schiacceranno
i trucchi delle maledizioni
non irrigiditevi:
ballateci e distillatele in canto.
La loro stessa forza le trasformerà
senza sfiorarvi.
Potete lasciar la polvere su mobili,
ma lucidate sempre vetri e specchi.
Godete del dono supremo.
Gioite invano.
Piangete senza che le vostre lacrime
divengano armi contro l’altro.
Onorate il mare
e ogni alba che perdete.
Abbracciate un albero
ogni tanto.
Setacciate la rabbia.
Seminate la gioia.
(Sonia Serravalli© 2010)

SINAI/SONIA
Latito nel mappamondo
laddove il giorno vale tre lire
e il tempo cade nella notte
come il possessivo di non ricordo che lingua,
vegliata dallo sconosciuto che non merita niente
e merita tutto.
Vivo a una velocità difficile.
Uscita dalle religioni,
abbraccio Dio come ha voluto
mirando alla rinuncia a chiosare.
La rinuncia a esportare questo tramonto
per chi amo.
La gabbia è aperta.
Sul bordo,
un santo e un pirata parlano per parlare,
non per confutarsi.
Ed è di nuovo luogo biblico,
passo sinaico, tè con le mosche
e cene col mare.
Lìberati della tua forza.
Togli veleno alla tua divinità.
Il Mar Rosso mi farà ancora medium
e ancora polvere
per tutte le volte decise.
Suora megera e cortigiana
zingara furfante e missionaria
per ogni verso che respiro.
La gabbia è aperta.
L'amore è insolente.
E il viaggio è la sola religione.
Gli angeli camminano sul Mare dei mari.
Sia lodato il profilo del deserto
ogni sera in cui crolla nell'oro
liberandoci di noi.

(Sonia Serravalli© 2010)

ACQUERELLO ACQUATICO
Siamo solo io e il cielo.
Incastrata nel mare
governo la deriva
consegnandole le nostre affinità.
Sarà dolce con loro
la sua morte di corallo
portandole nella culla blu
di spugna e di abisso.
Siamo soli
e non lo siamo mai
se tutto ciò che ci cade
rimbomba nel mare.
Moto perpetuo.
L’acqua ci trasforma
in esseri da amare.
La comprensione
è cosa da gabbiani
a fuoco lento.
Sono incastrata nel mare
mentre ti guardo riporre il violino
nei controluce del nord.

(Sonia Serravalli© 2010)

L’IN-FINITO
Se sei cullato
da una felicità inviolabile,
lascia bruciare nel suo stesso fumo
ogni fuoco che parla.
Aiuta chi non ti affonda,
salva la vita al pio
che poco dice e ti osserva.
Lo scontro tra titani
è cosa da stolti
e da fuochi vacui,
neofiti privi di ogni compassione.
Profeti privi di ogni religione
vagano nell’etere
in cerca di aria fresca
per gonfiare le falle
del loro Titanic.
Povera la cometa che si macera
nella sua stessa scia.
Povero l’uomo che crede
di sapere tutto.
Le strade finiscono lì.
Fuori, c’è ancora Dio
e tutto l’oceanico,
l’imponderabile infinito.

(Sonia Serravalli© 2010)

SOTTO IL CIELO SINAICO
Specchi di laguna
si fan gole di pozzo
nella caduta libera alle sei.
Lì scostando la paura
puoi spiare del blu
il sentiero rosso.
Nell’altolà del dubbio
prodigioso rilevare
il profilo del tuono.
La mente a forgiare
vie sommozzatrici
quando del mare sappiamo soltanto
lo sfoggio e la pelle.
Sei a un passo dal mio cuore aviere
e a due universi dal mio volo.

(Sonia Serravalli© 2010)

DI GETTO SOTTO ORIONE
L’ardua conoscenza
dell’umano non dire
fa perno su Orione.
Se solo ci bastasse
inchinarci alla riforma delle onde.
Se solo ci bastasse
una gita sul battello per l’ignoto.
Se solo mi bastasse
ubriacarmi al tuo bicchiere di scirocco.
Amore risoluto
passa circumnavigando
occhi anglosassoni
e profili orientali.
Vado allacciando la criniera
di una sera purosangue
cavalcando pianali di cipria
privi di indizi sul re
in grado di regnarmi.

(Sonia Serravalli© 2010)

TRA LE DITA
Non c'è modo di avere quel lampo per riprodurlo a richiesta
nella notte più solitaria delle più cupe città.
Non c'è modo di stringere la pelle lunare
oltre l'incrocio della primordiale fiammata, perché resti.
Non c'è modo di possedere quegli occhi
perché sono i tuoi.
Non c’è modo di fermare l’assalto in una stanza
per rientrare nella passione a notte vuota.
Non c’è modo d’immortalare la tua fame
sui profili scabrosi del mio domani.
Non c’è modo di detenere la morsa del mondo
quando si avvicina alla collisione col tuo.
Non c’è modo di conservare le bestie del cuore
sfuggite fortuitamente in parole e tremori.
Non c’è modo di possedere l’unicità
di questi scivolosi e infiniti esseri unici.

(Sonia Serravalli© 2010)

MALEDETTA NATURA POETESSA
L’architettura della penombra
inarca i fiordi morbidi del tuo mistero.
Maledetta natura poetessa
che possederti non basta,
ché quel che brama è fare l’amore
con l’intonazione delle tue tempie,
col taglio di un urto lontano
e con la diagonale dell’ombra
che mi cifra
le tue sopracciglia.

(Sonia Serravalli© 2010)

IO SO – L’Inesauribile Bambina
E’ come guardare dritto il sole,
è come dover mirare di lato
per vedere le Pleiadi:
non si può scrivere di questo.
E mentre le mie sinapsi
lavoran strenuamente contro di me
per minimizzare il danno
ch’era piacere,
per rattoppare il vuoto
lasciato da un lampo,
per trattarti come un corpo estraneo
da debellare,
io so che il tuo odore
sarà il mio governo
nei giorni senza Dio,
la tua criniera la fune dall’alto
per guadare i muri dei ragni,
le tue mani la scatola calda
dell’entusiasmo che disperderò,
la tua forza l’illusione di un’ancora
nelle cecità del mio sangue,
la tua pelle il sentiero di briciole
per uscir dai dedali monsonici
che mi progetto attorno,
e il tuo sguardo guerriero solo febbre
per sfidare ancora
l’inesauribile bambina che mi possiede.

(Sonia Serravalli© 2010)

PRINCIPE
Copulerò
col tuo silenzio narcotico
stanotte.

(Sonia Serravalli© 2010)

POESIA DELL’AMANTE
Che ti colga
un brivido clandestino
mentre giaci con la tua patria.
Subito
lo saprai profugo
delle mie sponde.
(Sonia Serravalli© 2010)


Torna ai contenuti | Torna al menu