Roberta Napoletano - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Roberta Napoletano

Roberta Napoletano
N
asce nel 1991 in provincia di Bergamo, ma fin da bambina sente un fortissimo legame con il paese materno, Monte Sant’Angelo, in Puglia.
Le sue qualità artistiche emergono sin dalla terza elementare, quando si avvicina alla musica e alla scrittura. Studia clarinetto presso il conservatorio di "Luca Marenzio" di Brescia, prende lezioni di canto lirico, partecipa a corsi di alta formazione musicale e si diploma presso il liceo scientifico "Ven. A. Luzzago" di Brescia nel 2010. Nonostante il grande interesse per il mondo della scienza, si trasferisce a Bologna per frequentare lettere moderne, qui coltiva inaspettatamente un nuovo campo di studi: la medievistica. La scrittura poetica rimane qualcosa di completamente personale fino agli incontri/confronti con il Centro di Poesia Contemporanea di Bologna. Non ha mai scritto una poesia d’amore.
Le Parole
Bisogna sempre domandarsi fino a che punto i nuovi poeti riescono a farci sentire l'invasione del nuovo che sta arrivando. Roberta lo fa con il timore e il linguaggio discorsivo di una consuetudine nuova, che cerca nelle tradizione il senso smarrito del nostro mutato istinto spaventato.

Poesie

2/VIII/1980
F
inestra irregolare,
indifferente violenza,
buco incorniciato dal vetro
e voragine coronata da una lapide.

È esplosa la bomba,
i treni passano,
è saltata Angela con la mamma,
gli uomini viaggiano.

Sono crollati ottantacinque pezzi di muro.

Acqua
                                              
A mia madre
Sofferenza d’una perdita,
consapevole, verde, dietro una porta,
ma tutto ritorna all’acqua.
Solitudine in una vasca
se pur oceano.
Soffocato il pianto dal
mare d’acqua salata.
 Estate, caldo, sera,
 piedi scalzi
 a mani giunte
 ed il jazz che ferisce e risana.

Quante cose ti devo mostrare,
la vita sana!
Ma con i miei occhi d’acqua.

Ritorneremo all’acqua:
prima è stata del ventre
poi sarà del vento.

Ritorneremo all’acqua,
non ora.

Terra
I
mparavo a chiedere scusa,
per la colpa,
non esisteva il "non sapere".

    Rimbalzavo sulle spalle di zio,
    dal sorriso di grande male,
    al ritmo delle campane:
    "La sposa! La sposa!"

    Piove dentro San Michele.
    Le scale bianche scanalate,
    le case come i Sassi.

    Terra,
    m'hai fatta inginocchiare
    dopo l'eucarestia di ppen e jugghie,
    pregavo il nulla,
    il canto di un ateo.

    Madonna vergine di parto
    danziamo avvolte dal
    velo delle pacchianelle.

Il bastone fioriva di semenza e di
figli sfioriti nella dimenticanza
de na vecchj assettete alla port.


 
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