Massimo Morasso - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Massimo Morasso

Massimo Morasso

Nato a Genova 1964. laureato in Lettere Moderne all’Università di Genova, con una tesi su Rilke traduttore di Michelangelo. Dopo un breve periodo come giornalista praticante nella redazione del quotidiano genovese "Il Lavoro", ha collaborato come consulente culturale con la sede regionale della R.A.I. Nel frattempo, ho incominciato a organizzare convegni letterari per conto e/o in collaborazione con alcuni dei principali centri culturali della mia città (Centre Galliera, Goethe Institut, Fondazione Mario Novaro, Centro Ricerche Scienze Umane, Festival Internazionale di Poesia…) e ha dato vita alla Società Letteraria Rapallo, un’associazione votata alla valorizzazione del patrimonio culturale internazionale di Rapallo e delle aree limitrofe. Convinto della necessità di un ripensamento radicale della questione ecologica, nel 1998 ha sviluppato la realizzazione del MUVITA (Museo Vivo delle Tecnologie per l’Ambiente) di Arenzano, che resta a tutt’oggi l’unico science center in Italia interamente dedicato alle scienze e alle tecnologie ambientali. Ha diretto il MUVITA nella sua fase di start-up. In quel periodo, ha ideato e realizzato il progetto "Per la Terra e Per l’Uomo", un’iniziativa che connette etica ambientale e poesia e che coinvolge personalità di assoluto rilievo di una quarantina di nazioni, compresi cinque premi Nobel per la Letteratura, un premio Nobel per la Pace e sei premi Pulitzer per la Poesia. Nel 2006, su mandato della Fondazione Carige e di una sua società strumentale ha assunto la direzione dei lavori di allestimento delle sedi di Genova e Palermo del Centro Culturale Europeo. In tale contesto ha svolto anche mansioni di PR e orientamento programmatico delle principali iniziative, organizzando convegni, presentazioni di libri e un ciclo di incontri con alcuni fra i più accreditati intellettuali europei (fra i quali George Steiner, Zygmunt Bauman, Edgar Morin, Tzvetzan Todorov…). Tramite le varie consulenze culturali (per soggetti pubblici e privati, anche per Enel Liguria, Confindustria Genova, Hofima SpA…) hao maturato significative esperienze nel campo della progettazione di mostre, laboratori, attività ludo-didattiche. E’ stato l’ideatore e il Direttore Artistico della Festa del Teatro di Poesia di Sanremo. Nel 2009 per conto della Provincia di Genova ha coordinato l’allestimento del Genoa Port Center, un centro divulgativo-didattico dedicato al porto di Genova. Sul versante creativo della sua attività di scrittore, ha pubblicato vari libri di poesia e critica letteraria con editori quali Marietti, Raffaelli, Jaca Book. Sono presente in antologie di rilievo nazionale (anche per Einaudi, San Paolo, Garzanti…). E’ stato tradotto in portoghese, tedesco, francese e greco. Ha scritto e scrive per alcune fra le più prestigiose riviste letterarie italiane e per "Genova Impresa", l’house organ di Confindustria Genova. Negli ultimi anni, ha intensificato le sue incursioni critiche nell’arte contemporanea. Sulla sua produzione letteraria esiste una cospicua bibliografia critica. Segnalo, fra una settantina di scritti, quelli di Daniela Bisagno, Carlo Bo, Giuseppe Conte, Marco Ercolani, Gianfranco Lauretano, Giuliano Ladolfi, Francesco Napoli, Giovanni Raboni, Davide Rondoni e Stefano Verdino. In margine alle sue occupazioni principali, ha svolto mansioni di consulenza editoriale, tenuto corsi di scrittura e poesia, nonché lectures e testimonianze su temi letterari e ambientali in convegni e master universitari. E’ membro corrispondente della "Academie Européenne des Sciences et des Lettres" di Parigi. Attualmente, è un libero professionista impegnato a mettere a disposizione le sue competenze trasversali nell’ambito di progetti innovativi, e a dare visibilità alle aziende e alle realtà territoriali disposte a investire nell’idea di cultura come risorsa. Nei mesi scorsi, ha lavorato alla costituzione della sezione italiana di Plant-for-the-Planet, l’organizzazione internazionale di bambini che si occupa, per conto dell’ONU, di sensibilizzare le generazioni più giovani su una questione di importanza epocale, i mutamenti climatici.
Le Parole

Nel dialogo tra visibile e invisibile la poesia di Massimo Morasso cerca di colmare l’assenza che abita dentro la nostra anima, quando guardiamo nel tempo la trasformazione del mondo.
La poesia e’ quindi intesa come ricerca di conoscenza, come esplorazione avventurosa e profonda dell’essere, che dentro ognuno di noi ricerca l’istante, l’orbita impalpabile di una  "permanenza d’amore"


Da  Viatico (Raffaelli Editori, 2011)

*
Se chiudo gli occhi
penso a una costruzione della gioia,
qualcosa come un’alta cattedrale fatta d’anime
che abitano nell’aria in preda al sogno
di un altro mondo, più essenziale, dietro al nostro.
Qui, invece, l’erba si dissangua fra le pietre,
e io faccio fatica a immaginarmi
cosa significa uno scambio con il cielo,
l’impronta di una scarpa sul muretto oltre le lapidi
le tracce di un dolore che ora sento
vibrare nel respiro che è di tutti, cuore a cuore…
Mi ricordo le sere senza pioggia.
Colline, in fondo alla carraia, un’auto immobile sul prato,
la strada per Soriasco, Francesco appena nato, cose piccole.
Come ci parlano le ore del raccolto…
I grappoli che ho scelto, i chicchi che ho lanciato verso gli angeli
nascosti fra i filari, tenendomi ai vitigni,
pensando a Orazio come a un’anima spaurita
che sciama in mezzo a schiere senza corpo e forma
eppure qui, nel tempo,
segno di un’orbita che è in noi, che insiste dentro la speranza
stretta all’istante come a un impalpabile
fertile permanenza dell’amore.

*
Le fughe dappertutto
l’opera della vista
la lunga sterile attesa
i vibranti silenzi
la costruzione, dentro,
di una cattedrale invisibile,
il ritmo del respiro che si approssima a un’assorta
vicenda di rinuncia e d’incantesimo
e adesso, com’è giusto, la pietà
per ogni cosa esista
in uno stesso cosmico destino
l’angelo il cane il pioppo
l’uomo le stelle il moscerino.

*
Come insegna Silvano
lo spirito va tenuto all’inferno. E la parola
"distacco", quell’impossibile che a lungo ho vezzeggiato
tanto da scriverci su una plaquette…Ti ricordi
di quando insieme si studiava Eckhart,
ci passavamo i giorni, sul divano,
nel nostro tempo buono dell’università. Una gioia
tangibile, esemplare, che ci costruiva:
"Aprite gli occhi, beati i poveri di spirito,
non vi lasciate sviare nel pensiero, la mosca
e l’angelo sono la stessa cosa in Dio, l’alta ossessione
che è giusto abbandonare per passare
oltre, nel distacco,
e penetrare in sempre nuovi abissi del divino…"
Per anni rapiti,
abbiamo proseguito quel cammino
senza sapere che la via più breve
non avrebbe mai quagliato con la mia, con la tremenda
impersonale voluttà del senso che io credo
d’essere.
Cosa possiamo fare
ora che per stanarti dovrei dire basta
anche al canto delle sirene e appagarmi.
Ma chiama l’inferno
nonostante Silvano alla disperazione
e non al suo contrario.
Se pure il nostro viaggio in comune
prosegue lungo strade imprevedibili: "Io corro a Magnano
e leggo Isacco di Ninive, tu lascia perdere
il resto, te ne prego, rimani in casa a scrivere."


Cristina Campo en lisant
Cristina mia imperdonabile penso
a te che leggi gli Atti del Concilio
e ne compulsi note e codicilli
poiché quanto è impossibile non è
se non l’inizio dell’interessante
e l’esperienza della grazia
dall’ineffabile muove entro l’ordine
del senso come in una liturgia.
Ripenso a te reclusa
che diradavi ogni nebbia in figure
dal cielo di una pentecoste continua
quando ormai il tuo cuore malato
desiderava che tutto tornasse
all’altezza della sua iperbole,
tu asceta d’inflessibile visione,
esilissima silfide e guerriera
per amore del mondo dietro al mondo
che ci stringe d’assedio ed è tutto ciò che abbiamo.


da La caccia spirituale (Jaka Book, 2012)


(dalla sezione “Le oscurità”)

La notte sugli ormeggi: ecco arrivare l'estasi il fruscio di tutto
l'amore che confonde, che sciama dentro a Genova
le forme della notte come un delta del pensiero, ininterrotto.

Ecco che arriva l'estasi, che arriva,
e il cuore all'improvviso che riflette
la spalancata trascendenza di una gru
in questa accesa nudità dell'attimo.

Come conoscere, se riconoscere è sapere
che il mare qui mi esilia da me stesso?

Continua a interrogarti: la danza delle onde oltre la diga
non è la tua risposta. Seduto su una bitta non lo sai, non hai
neppure il desiderio di sapere, l'anima
è attratta da qualcosa di immortale

chissà da quali spazi va incavandoti la notte.
 
*
Ci sono le persiane inchiavardate, la chiesa
qui tintinna controvento. Inerpicandomi
da Banchi fra i palazzi a San Matteo
calpesto una lattina, sfioro un gatto,
sento la piazza scomporsi e vacillare
e lei, la luna,
all'improvviso indosso come un raptus,
lampo che folgora e
subito dilegua.

Esiste un sole che è nemico della luce
e un tempo in cui s’azzera la memoria. Io mi ci accosto
per un attimo, o m'illudo, provo a scavare
nell'interiorità del mondo
dove i miei morti si intravedono fluttuando
zigzagano a mezz'aria nella notte
come sottili insetti iridescenti.

E poi non riesco più a raccogliere gli spazi,
troppa coscienza ottunde, l'ho imparato,
la strategia dell'ombra impone di scavare dentro al buio
con lo scalpello delle mie parole
dichiaro di aver visto una colonna sgretolarsi
e qualche placca che ruotava intorno a un uomo
simile a un razzo, e un abbagliante stormo di qualcosa.

*
La notte il vento turbina, le nuvole
che scorrono in un impeto
di irrefrenabile tempesta
(ne è scosso tutto il corpo, e il mio gravato
cuore).

Lo sai, io
sono una febbre di poesia,
una festa d’anarchi.
Sono un'intermittenza, in fondo, del visibile. Sto sotto
a un cielo nero attraversato dalle voci
come un qualsiasi parassita
intriso d'altro sangue, abbarbicato
a una più vasta, incontenibile

inconoscibile vita.

da  LePoesie Di Vivien Leigh (Genova-Milano, Marietti, 2005)

1.

È ancora lontana la pioggia
benché il temporale stia scoppiando
alto sulla cruna del lampo, nell'azzurro
che scava sotto le nuvole
e sulla terra spacca le radici.
Io non penso che basti
tutta la mia fatica
a dire lo splendore di una rosa.


2.

Mi sento viva, felice
di annullarmi in un ordine profondo
quando osservo le api al lavoro
sull'orlo dei calici. Rimarrei
per secoli a fissarle, come una che vede
sé da un qualche altrove
e resta lì, invisibile, a guardare
l'opera del mondo

bruciarsi poco a poco dentro il buio.


3.

Chi l'ha detto
che a un certo punto il male si ritira.
Non è più lì la speranza,
ma vive del suo stesso mistero,
nel calmo fervore del roseto
che fa più lieve il dolore.

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