Marina Sangiorgi - La Mia Poesia

La Mia Poesia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Marina Sangiorgi




Marina Sangiorgi





N
ata nel 1972, laureata in lettere a Bologna, vive a Imola e scrive racconti.
Ha pubblicato Frammenti di un’autobiografia imperfetta, Il Vicolo edizioni, Cesena (2000), e Rubare tempo all'allegria, Raffaelli editore, Rimini (2008-2013). Suoi racconti sono presenti su riviste (La luna di traverso, Graphie, Fernandel) e in varie antologie, tra cui Giovani Cosmetici, Sartorio editore, Pavia (2008). Sulla rivista clanDestino cura la rubrica "Salotto letterario". Fa parte del gruppo di scrittura Viaemiliaventicinque. In ambito teatrale ha scritto testi messi in scena dal Tilt (trasgressivo imola laboratorio teatro).






Il paradiso inizia



Le poetesse bambine giocano in piscina, io invece ho così freddo che voglio un altro golf.
Poi, mentre cantiamo, arriva il poeta circondato dalle ombre, e penso: è merito suo tutta la bellezza.
La bellezza è un'idea sua: noi qui, la notte, le stelle, perché spesso mi sbaglio, e ancora una volta lo confondo con Dio.
Eppure spero che sia vero che siamo come Dio, perché se lo perdono io, può farlo anche Lui.
Giorni d'estate e cipressi, la pace culmina quando il tramonto splende sul mare.
Che bella luce scende sui bambini che giocano all'altalena col poeta.
Bambini e ragazzi fanno la rincorsa per buttarsi in piscina. Alzo gli occhi sugli oleandri, sui capelli bagnati, sulle facce.
Mi piace tutto: la sera, la cena, ragazze che cantano in pullman, dolci colline, pini, stradine.
Si può voler bene alle cose e alla gente.
Si può voler bene anche a lui, perdonargli tutto, sperare che Dio lo abbracci, che non lo lasci solo, solo nella sua anima gigante, che di gigante ha il bisogno, bisogno sterminato.
A lui non basta niente. Ha tutto e vuole il resto. Ha il senso e vuole il nulla.
(A lui interessa anche l'inferno).
Lui non si accontenta. Lui non può stare in pace.
Ci sono troppe cose che non ha ancora fatto.
C'è ancora troppa gente che non gli vuole bene.
Ci sono troppe parole che non ha ancora detto.
E questa vita non gli basterà!
Ecco cosa mi commuove.
Questa vita non lo soddisferà, anche se ha già avuto tutte le soddisfazioni.
Ha i figli belli, uguali a lui, come le sue poesie.
Ma questo è così poco, praticamente niente.
Siccome non è Dio la vita non va bene.
Vorrebbe essere Dio, vorrebbe essere tutto, e questo desiderio tremendo piace a Dio.
A Dio piacciono quelli come lui, con le domande interessanti.
Per esempio: cosa pensava Cristo mentre diceva a Lazzaro, "alzati"?
Lui cerca le risposte, e trova le parole.
Lui pensa a cosa pensa, Cristo, mentre moriva.
Non si può dirgli niente, forse ha ragione lui, è per pensare a questo che tutti siamo nati.
Se siamo come Dio sappiamo i suoi pensieri e amiamo del suo amore?
Se somigliamo a Dio solo nel desiderio non so se ci salviamo.
Dobbiamo somigliargli anche nella pietà.
Il paradiso inizia, somiglia a questi fiori, agli occhi dei bambini, a quando perdoniamo.
Crescere è volerlo perdonare, e diventare adulti è riuscire a perdonarlo.
E poi, se si è iniziato, perdonare tutti, per ogni cosa, fino a ciò che è impossibile, perdonare se stessi.
(Solo se il sole è a picco mi bagno fino al collo, ma gli occhi li socchiudo per non vedermi troppo).



 
Torna ai contenuti | Torna al menu