Marco Guzzi - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Marco Guzzi


Marco Guzzi
M
arco Guzzi (1955), poeta e filosofo, è sposato dal 1985 con Paola Balestreri e ha tre figli: Gloria, Chiara, e Gabriele. Laureato in Giurisprudenza (1977) e in Filosofia (1980), ha proseguito i suoi studi a Freiburg e a Bonn. Ha sempre affiancato alla ricerca poetica e filosofica un'intensa attività di comunicazione culturale attraverso seminari e conferenze, ma anche lavorando a lungo nei mezzi della comunicazione di massa.
Le parole
E'
solo coniugando l'Eterno con tutte le nostre povere cose umane che ci salviamo. Questo lo intuii molto presto. Il mio primo libro Il Giorno (1988) era già tutto nuziale e natalizio, già tutto “a due voci”. Teatro Cattolico (1991) poi, con i suoi Atto Primo: le Nozze, e Atto Unico: il Parto, segnò ulteriori passaggi della coniugazione divino-umana, delineandone quasi uno schema immaginale, un itinerario per tappe iniziatiche. Figure dell'ira e dell'indulgenza (1997) mostrò le asprissime fasi che la coniugazione divino-umana comporta, il suo terribile metabolismo interiore. Tutto ciò infatti che si oppone alla coniugazione viene via via tirato fuori, evidenziato, riconosciuto, e poi stritolato e distrutto: i nostri blocchi infantili, le nostre presunzioni, le nostre emozioni primitive, il narcisismo “da poeta”. Ogni libro ed ogni fase cruciale della mia esistenza sembra procedere in questo modo: ricevo un afflusso di luce, che è parola, visione e conoscenza, e questa mi dona la forza per scendere sempre più dentro nelle aree oscure della mia carne, per sciogliere antichi nodi, e andare oltre. La luce verbale infatti vuole scendere, vuole incarnarsi, vuole far procedere la coniugazione appunto, e questo produce a volte molto dolore sulle nostre ostinate resistenze.Preparativi alla vita terrena (2002) portò avanti questa discesa della luce nella carne, questa resa dei conti. Le immagini divennero perciò sempre più semplici e concrete. Le mie scissioni interiori infatti diminuivano, e quindi si attenuavano anche molti processi ancora inconsci che prima potevano esprimersi soltanto in immagini furenti e sulfuree. Il dolore della trasformazione fu accolto nel centro cosciente dell'io, e questo placò,, decantò,, e dette misura al mio dettato. Il dolore in un certo senso aumentò,, ma accolto consapevolmente, divenne meno aspro, meno avvelenato, più umano. E questa assunzione più consapevole del processo trasformativo mi preparò ad un confronto estremo e in un certo senso definitivo con aree ancora più abissali e dolenti del mio cuore. Un cammino di purificazione, durato circa sette anni, che questo quinto libro racconta e attraversa.
Ora che il campo dell'integrazione mi si è offerto con maggiore potenza, ora che resisto un po' di meno al suo dilatarsi in me, credo di essere più vicino all'inizio. Credo di poter incominciare a vivere un po' più consapevolmente la coniugazione divino-umana, e cioè il mistero di Cristo, e quindi anche il mio matrimonio, la mia esistenza terrena, e il mio impegno nella storia.
In fondo mi sembra che il senso del nostro destino terrestre sia tutto qui: dobbiamo solo imparare a coniugarci con Dio e con una donna, o con un uomo, ben determinati, senza alcuna scissione, senza resti, fino a combaciare. Questo ci rende sempre più capaci di redimere il mondo. Dobbiamo sposare Dio con la nostra storia, indissolubilmente. Dobbiamo far scendere il Cielo sulla Terra, perché la Terra riceva il Cielo tutto dentro di sé trasfigurandosi, e dia in tal modo al Cielo una casa terrena. Proprio così pian piano, e in gesti umili e quotidiani, tutta la Terra diviene Cielo e tutto il Cielo diventa Terra. Solo così, nell'estrema e minuziosa e delicatissima cura dei particolari, procede la storia terrena, personale e collettiva, e tramite il nostro lavoro si trasforma in storia della salvezza. Questa è la gloriosa vocazione della nostra santa umanità, ma questo è anche il mistero stesso di Dio, il suo desiderio di essere (in) noi.

M.G.

Darsi pace

Fratello, se vuoi la pace,
Datti pace. La pace
È solo il tuo cuore
Sprigionato.

Fratello, se vuoi l'amore,
Diventalo. Tu sei l'amore:
Tutto l'amore che cerchi.

Non chiedere perciò la pace al mondo.
E non pretendere l'amore da nessuno.
La pace dalla tu.
                       Falla
Tutti i giorni, con le tue mani.
                                             E dallo tu
L'amore.
             Scroscia, dònati, irradia:
Sii felice.
             È dandolo
L'amore che lo ricevi
In abbondanza.


E
cce Homo

Stondato a viva forza nel presepe
Delle mie ossa; ben lavorato
Al fegato dagli eoli, dagli olii
Tuoi, sacramentali;
Uscivo dalle gabbie come uno spettro
Di luce
Ricamata dal dolore, e mi tirava
Fuori lo stringato
Cappio di resurrezione, incontro a un uomo
Che restava sempre un passo avanti a me.

"Io sono l’uomo
Come lo vorrai.
Nel corpo in cui mi sdraio io sono l’io
Che sei te.
Sono morto se tu sei morto.
Sono storpio se strascichi il tuo corpo.
Sono il risorto se tu sei sovrano.
Sono lo sguardo che tu mi dai,
E vengo come un dentino
Sveglia di notte il primo nato
E gli fa male".




LETTERA A UN GIOVANE EUROPEO
1.
Impara a morire
Finché c’è tempo
In questa notte spoglia di gennaio
Che aspetta il rendiconto
Di tutto l’anno.
                        Prima di morire
Impara a morire, per scoprire
Che la nascita sovverte il tuo cronometro:
L’inceppa.
                 Molto prima
Che i germogli latrino
Sui prati d’amaranto,
                                  impara a morire
In fretta, e immacolate
Idee di te ti faranno
Nascere.


2.
Vivi, giumenta,
dal tuo lento stomaco di erbe
Secerni un latte sapido e odoroso.

Vivi, cavalla,
il tuo galoppo arriva dove spera,
E lo stallone è pronto a fecondarti
Ad ogni luna nuova.

Vivi, rapace, le tue unghie
Di giada, rapide,
Colgono il cibo al volo.



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