Marco Guzzi sceglie... - La Mia Poesia

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Marco Guzzi sceglie...





René Char








Classe 1907, Char visse attivamente l’esperienza della guerra e della Resistenza, che tradusse nei versi che hanno una potenza unica, stringendo il lettore con la tagliente forza di un frammento acuminato. Frammenti dell’esistenza. Le poesie di Char sono soprattutto fulminei flashes di vita partigiana, che si traducono in illuminanti immagini, spesso nutrite anche da un fondo surrealista. Nato a lt L'Isle-sur-la-Sorgue ,  14 giugno   lt 1907, Mori' a Parigi ,  19 febbraio   1988. Autore di diverse poesie, tra cui Il martello senza padrone (1934), nella quale l'autore riflette la sua esperienza surrealista, e Fogli di Hypnos (1946), opera consistente in brevi e fulminanti riflessioni ispirate dall'esperienza partigiana, vissuta personalmente da René Char (col soprannome di Capitano Alexandre) nell'ambito della resistenza francese, conosciuta dal pubblico italiano grazie alla traduzione di lt Vittorio Sereni. Alcune opere dell'autore sono raccolte nel volume Poesie e prose scelte edito nel 1957. La sua opera poetica ha suscitato notevole interesse anche da parte del poeta ebreo di lingua tedesca,  Paul Celan , il quale dedicò a René Char una delle sue più celebri poesie, intitolata Argumentum e silentio, incentrata sul senso della parola poetica come parola di resistenza.


Poesia Scelta

La profezia dei poeti

Le civiltà, grasso superfluo. La Storia fallisce, Dio in assenza di Dio non scavalca più i nostri muri diffidenti, l’uomo bramisce all’orecchio dell’uomo, il tempo si svia, la fissione è in corso. Che altro ?

  All’uomo devastato la scienza non può fornire altro che un faro cieco, un’arma di angoscia, arnesi senza istruzioni. Al più demente : il fischietto di manovra.”

  René Char, 1969


Le Parole
La poesia, a partire da Rimbaud, cessa di essere un genere letterario. Diceva Char. Ma che cosa diventa?
Diventa profezia. Una forma nuova, inedita, di profezia del presente, capace di dirci che cosa ci stia accadendo per davvero. Senza attenuazioni, ma anche senza troppi vittimismi o piagnistei. Char non rimpiange nessun passato ideale : “L’età dell’oro non era che un crimine differito.”
Il leggendario comandante Alexandre, che aveva combattuto il nazismo con le armi, e che fin dal 1947 aveva rifiutato il comunismo intuendone immediatamente la natura “poliziesca”, non si acquieta neppure in qualche comodo minimalismo liberal. L’insurrezione continua.
C’è un orrore omicida anche nelle nostre società bonarie e annoiate. Un orrore magari trasferito nei terzi o nei quarti mondi, oppure ben occultato negli inferni psichici metropolitani. Contro questo mascheramento ipocrita dell’orrore insorge Char : “La poesia di Char è sollevamento, nel senso di insurrezione, di slancio sedizioso, di energia ribelle."(Starobinskj)
Ma questa ribellione non è né anarchica né disperata. Il poeta osa pronunciare i suoi duri ammonimenti solo in quanto si fa portavoce “legittimo” di una nuova e più libera figura di umanità che sta faticosamente emergendo in tutti noi.
Questo è l’annuncio gioioso che scavalca i nostri muri diffidenti, la nostra sordità, e ci ridà la forza vitale dei mattinieri : “‘ Rivestitevi. Avanti il prossimo.’ Questo è l’ordine./ E il prossimo siamo ancora noi./ Rivoluzione che un astro modifica,/ Con le mani che noi vi aggiungiamo.”
Dopo il ciclo giacobino (1789-1989) torna un’idea più cosmica di rivoluzione, e più interiore. Il problema rivoluzionario si rivela, all’inizio del XXI secolo, come strutturalmente antropologico e spirituale: è una nascita, è la nostra nascita “sovrana” il mistero di questa passione secolare che viviamo.
Ecco perché l’emozione-guida dei veri poeti è la gioia : “Il poeta converte ogni volta un ciclo di travagli in carico di risurrezione.”

Marco Guzzi

 
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