Lisbona - La Mia Poesia

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Lisbona

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Lisboa, è così che i suoi abitanti la chiamano, strascicando la s in cerca di una c cui accompagnarsi e chiudendo la bocca sulla o tanto da farla parere una u, lettera che tanto amano e li definisce più di tante parole. La u è simile ad un abbraccio, ma, per arrivare in fondo e saggiarne la profondità, tocca avventurarsi al suo interno, con audacia e coraggio. E' come tutte le cose più belle, frutto di fatica e dolore. Lisboa è un'ex bella donna che non ha mai saputo di esserlo e così ha perso le infinite occasioni che la vita le ha offerto. Vive di ricordi e rimpianti. E' questo che la strugge e strugge. E' malinconica anche quando il cielo è azzurro tanto da parere bianco, ma non è triste perché sa che, comunque vada la partita, vale sempre la pena giocarla. Ha costruito il suo giardino dei ricordi e l'ha riempito di fiori che nessuno potrà mai toglierle. Si specchiano nel rivo che le entra in seno e poi fugge, nel mare, incognito come ogni abisso. L'Atlantico si intravvede dal suo miradouro, belvedere ombreggiato da alberi che lasciano trame sul viso e da qui fanno finestra al mare. E' l' immenso che si apre e attira, con un brivido, chi non teme la vita e i suoi agguati. E' multietnica ed ha tante anime e le ama tutte come fossero figlie uniche: le viuzze sbilenche di Alfama, il quartiere a ridosso del castello, i tortuosi meandri di Barrio Alto dove un arrotino ancora passa, richiamando le persone che dormono fino a tardi, con una sorta di piffero di canne; la discesa di Rossio e i suoi locali, il lungo fiume di Cais de Sodrè, l'Africa di Martin Muniz con le sue spezie e i suoi colori, i tram come bruchi di legno che si inerpicano, improbabili, su salite concepite come sfide o sferragliano su corsie che sfiorano i passanti, guidati da donne perché sanno cos'è la pazienza e l'attenzione. Avenida de Libertade si apre maestosa da piazza Marchais de Pombal e corre, alberata e reduce di un glorioso passato, verso il mare che si intravvede o si immagina facilmente: è lì che pensavano fosse la gloria e la ricchezza, è lì che hanno scoperto che non tutto si compra con il denaro. E' città pudica che non ama mostrarsi e si concede a pochi. E' stata distrutta da un terribile terremoto nel 1755 e da allora fa finta di essere risorta, vive come si vive quando si riceve dalla vita colpo tale che non ti trancia la carotide, ma ti modifica la voce. E' malinconica ma non triste, vetusta ma non vecchia, esotica eppure familiare, sa tenere, senza vergogna, gli occhi chiusi mentre canta i sentimenti, ma sa aprirli senza il velo delle lacrime. Accogliente, ma non chiassosa, modesta ma non povera, bianca e azzurra, temperata ma sanguigna. E' capace di dare carezze simili a quelle che ci sanno dare solo le mani giuste: quelle degne del nostro amore.
Franca Massaiu

 
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