Katiuscia Lalla - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Katiuscia Lalla

Katiuscia Lalla
Nata ad Atessa (Chieti) il 23 novembre 1980. Cresciuta a Vasto. Nubile. Laureata presso l’Università di Bologna con la tesi "Destini personali: Silone e Flaiano". Nel 2002 ha partecipato allo stage di lingua francese presso l’Università di Perpignan. Ha collaborato per il giornale web "Flashgiovani.it" con il patrocinio dell’Università di Bologna e dell’omonimo Comune (2006). Nello stesso anno ha conseguito il post-diploma come tecnico amministrativo in amministrazione del personale tramite la Regione Emilia-Romagna. Ha conosciuto la realtà di "Disneyland Paris" a Parigi (2007-2009). In quell’anno, ha partecipato sia ad alcune iniziative dell’ass. "Duende" di A. Scalone (interessandosi a danza afro-brasiliana (2007-2009), coreografie di Susanna Gubellini)) sia a mostre fotografiche organizzate dall’Università di Bologna e da un’ass. studentesca. Ha ricevuto lo scorso anno con la poesia "Boccaccio Settanta"una menzione particolare durante la manifestazione a Bologna "Stilnovo, la città che ha inventato l’amore" dal Centro di poesia dell’Università di Bologna. Fa volontariato presso il Comune di Vasto Partecipa ad iniziative dell’ass. Jaya interessandosi in particolare alla pratica del Baratha Natyam (con G. De Concini). Partecipa a convegni di poesia.  
Le parole
«Ricordati di osare sempre. Anche con i venti contrari»
Questa frase di G. D’Annunzio e quella che la caratterizza di più quando scrive poesie, per lei la poesia è la «finestra» attraverso la quale si raggiunge l’ «
infinito» leopardiano, quel limite immaginario che sentiamo ma che il pensiero non sa raggiungere.


Bucolica decadente di un vecchio contadino

                                  (occupazione della poesia)

Il mio vitigno e i filari orizzontali pessimi
distese di vigneti,
cretini specializzati
che vivevano in promiscuità.
I tralci erano un orgoglio
di nuove generazioni
nuovi viticci e gemme.
Come i figli
ultimo brandello
di un’umanità soporifera
drogata dalle tre "I":
Inglese,
Informatica,
Impresa.

«Chi è che bussa? È la Poesia».
Lo Scrivere e l’Esprimersi
Talento.
«Maestro, possiamo parlarne ancora?»
Mentre passeggiavo,
un insegnante mi guardò sussurrando: «Com’ è l’acqua?».
Risposi: «Tra le mie colline non la vedo».
Il mio vitigno si destinava alla produzione di uva da vino,
nel vino trovai verità nascoste
ma quelle piante stavano per morire senza veleni.

Mi servirono nuovi semi.
Quale parassita ero? Scrivano della vite con manoscritti di poesie.
Di cosa ero serva, o cara Vite?
La Vite e la Poesia, mia madre e magister
«Lei è filossera o
è prigioniera della consapevolezza dell’Arte?»
Un’ora d’aria
dopo un cielo a sbarre.

Boccaccio Settanta
Al di là delle nuvole,
silenziosa notte.
Amore
asettico.
Tiglio,
retinolo e idrossiclorochina,
integratori alimentari,
vita integrale
vita di un’altra donna.
Voglio  lavorare
noia nel morire
intimo soffrire
appesa sul soffitto,
come scrisse Kafka,
sto tesa.
Scrivo una poesia.
Salvami toy story
o tu balla spaziale
e incubo matrimoniale.
Non mi vedi moribonda
marito infimo come me.
Mi hai lasciato nel fango
metti fine
al conflitto tra noi
con un bacio
insaziabile.
Invisibile io,
insensibile tu,
raccogliamo solo sconfitte.
Mi stacchi un assegno,
o tua concubina,
ti aspetto nel letto.
La corruzione
ti cola dalle labbra,
questa volta ti bacio io.
Alla prossima onda
settanta volte sette.


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