La Mia Poesia

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Isabella Leardini


Isabella Leardini
E' nata a Rimini nel 1978. Nel 2002 ha vinto la XX edizione edizione del Premio Montale nella sezione inediti, con i testi in seguito editi nel suo primo libro "La coinquilina scalza" (La Vita Felice 2004, 2006, 2008) uscito nella collana Niebo a cura di Milo De Angelis. Alcune poesie da "La coinquilina scalza" e dal suo prossimo libro "Una stagione d’aria" sono presenti con traduzione di Jean Baptiste Para nell’antologia "Les Poètes de la Méditerranée" (Gallimard, 2010). E’ compresa nella recente antologia Nuovi poeti italiani 6 a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi 2012). Dal 2003 è direttore artistico del festival Parco Poesia (www.parcopoesia.it). Cura la rubrica "versi diversi" e un laboratorio di poesia on line sul blog letterario della rivista Glamour http://hounlibrointesta.glamour.it/ e lavora a Rimini come giornalista culturale
Le Parole
La poesia è qualcosa di assolutamente concreto, fisico, che appartiene all’uomo da sempre. Parte dalla prima preghiera ed è la stessa cosa che attraverso Omero, Dante e mille altri nomi arriva fino a noi.

E’
dire le cose in modo nuovo, riattivarle, renderle vive con la parola, che ha anche il potere di svelarle, metterle a fuoco, scoprirne i legami.

Q
uando dico che appartiene all’uomo intendo che come l’istinto della parola appartiene a tutti. Il ragazzo che si innamora e scrive "sei bella" sente che la sua parola non basta, non è abbastanza fedele, precisa, forte per dire l’unicità di quello che prova, così comincia a dire "sei bella come…".

Questo è già l’istinto della poesia, il desiderio innato di nominare che abbiamo tutti. Poi naturalmente ci sono i poeti, quelli che per qualche misteriosa ragione hanno questo dono come una sorta di lingua madre. C’è la signora che fa quadrare i conti della spesa e c’è il matematico che scopre una legge universale, gli esiti sono diversissimi ma entrambi usano la logica. Nella poesia è la stessa cosa.

I.L.

Da  " La coinquilina scalza"

*
E dicono che se ci sei anche tu
sembro meno nervosa...
E’ che mi togli i nervi e te ne vai...
So solo che la curva del tuo collo
è il posto più perfetto che ci sia
per questa fronte
e se mi abbracci è come entrare in casa
sapendo che non ci si può restare.


*
Corri tutta l’estate in uno sguardo
e bevi ancora d’un fiato la sera,
tutto viene ad annerirmi gli occhi

scende in gola
come un caffè lascia il gusto e la sete.
Resta un eroe tragico il bar,
con le sedie scomposte, la signora
che sa tutti i miei discorsi.
Come fanno le donne
io passo nelle cose a complicarle
e me ne vado,
ma ti invidio mentre stai
come un bambino fermo contro l’alba.

*
Chiamarti è una stanchezza senza peso,
la tua voce familiare, il contrappunto
stremato dalla tua, la mia ironia.
Ho le mani uguali a quelle di mia madre
soltanto un po’ più dure...
Si incendia appena il mese
nella corsa in bicicletta per la piazza,
Bologna sempre forte come il pianto,
è durato troppo poco quel restare
scoperti a rinforzare le canzoni.

*
I saluti da lontano sono quelli
che lasciano a lungo nei passi
il respiro di un abbraccio mancato.
Siamo fatti per avere il benedetto
puntiglio della morte negli addii?

*
Da quando ti ho incontrato ho ancora voglia
di appendere qualcosa ai muri,
di risentirmi in pace coi miei muri...
Ma lungo il gesto breve, nell’esatto
modo di sistemare le candele
c’è già tutta l’attesa del tuo sguardo
e la vertigine veloce di stagioni
che passeranno prima che tu veda.
Anche così ci si alza e si vive
come svuotando e riempiendo la casa
non di sè ma dell’arrivo di qualcuno...

*
Una lotta di cani dentro
tutti insieme
tutti con il loro pezzo
di pace da sbranare.
Si vive come l’erba nei vasi,
il terrazzo la tv il giro di treni
un respiro che si stacca contro vento…
E mai che non sia l’alba
a prendermi la fronte tra le mani
nel suo chiaro di madre che si alza.

*
In ogni corsa, ogni impennata della vita
mi sei mancato e mi manchi per anni.
Nell’uscire verso il bar delle mattine
tutte le mattine uguali dell’inverno
cercarti, come un gioco per sperare...
Ad ogni cambio di stagione, ad ogni svolta
degli occhi e dell'età non ti ho più perso...
Ti tengo per l’estate quando salgo
nei miei golfi di buio e quando torno
di notte verso casa e fino a quando
non passo il punto esatto in cui le ruote
incrociano le mie con le tue strade,
finché c’è ancora modo di incontrarti
non è finito il giorno.

*
DA "Una stagione d’aria"

*
Il cane che ai miei piedi guarda l’alba
si prende il mio calore e chiude gli occhi,
di nuovo sola fino a questa soglia…
I desideri fragili che allungano
le mani dell’estate sono ancora
nascosti come i nidi tra le foglie
sono rimasti in alto e senza voli.
Via dalle luci d’acqua e dai frastuoni
delle strade che filano sul mare,
via dall’aria che prende alla schiena…
Ma noi restiamo qui come le radio
dimenticate accese in piena notte,
come le insegne che hanno perso qualche luce
ma cercano lo stesso di brillare.


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