Il Profumo Delle Cose - La Mia Poesia

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Il Profumo Delle Cose

Il Profumo Delle Cose

Trascorriamo tanto tempo a cercare d’interpretare il futuro, che molto spesso ci dimentichiamo di aprire la finestra per guardare fuori. Il paesaggio a volte è magnifico, l’aria è frizzante, specialmente nelle sere d’estate quando la gente esce per godere del profumo delle cose.

Piazza Santa Liberata, poi giù fino ai giardinetti dei frati… che bella l’estate, quanti ricordi, è stato qui che ho gridato forte la gioia della mia promozione all’esame di maturità, a quei quattro amici a cui avevo dato il mio cuore e a quella ragazza dai tacchi alti che me lo aveva fatto perdere.

Quanti bei ricordi porta l’estate, la bicicletta appoggiata sul muro del bar di Dario e noi seduti lì di fronte con il gelato in mano a guardare i seni delle donne che passavano; ci sentivamo grandi, con il sesso che ci esplodeva dentro e la gioia elettrica che ci percorreva il corpo.

Adulti, liberi, con i genitori che non ci stavano più addosso, mordevamo il nostro gelato sicuri che il mondo a breve sarebbe stato nostro.

In fondo, tutto questo non era niente male.

Anche se essere diventati adulti significava in certi casi affrontare responsabilità che non potevamo più evitare, altrimenti ne avremmo pagato le conseguenze.

Quindi procrastinavamo le cose per paura del fallimento, del rifiuto, perché la paura che sentivamo più forte… era quella di prendere una decisione sbagliata.

Ma le decisioni sbagliate, quelle senza rimedio non esistono, solo più tardi ce ne siamo accorti, quando ormai tutte le nostre risposte erano state consegnate a quella nostra vita, che ora non ci pone più tante domande… perché ormai ci era diventato chiaro, molto chiaro… che anche il più terribile dei fallimenti, il peggiore… il più irrimediabile degli errori… è più soddisfacente e alla lunga preferibile alla sensazione di vuoto che lascia l’indecisione… la rinuncia incondizionata che ci impediva di provarci.

Roberta, Augusto, Gianni, Maria Luisa, quanti ricordi… quante volte in quei giardini o in quella piazza che guarda Roma e l’infinito ho cercato di ricondurre il mio piccolissimo pezzo di Divino - che è in me ma anche in tutti voi - col Divino più grande e immenso dell’universo, quante volte ho pianto e riso abbandonandomi a quell’orizzonte… anche in quelle notti d’estate quando non riuscivo a prendere sonno ed avevo bisogno di un sostegno, di qualcosa che mi facesse credere che quel male poi sarebbe passato.

Roma e l’orizzonte erano lì a confermarmelo… e l’indomani – anche se la felicità non è eterna, mi rassicuravano - sarebbe stata una perfetta giornata di azzurro.

Il futuro ora non è quello che avevo immaginato allora, ma una cosa è certa, Sant’Angelo è lo stesso, con la sua piazza, il suo infinito... e con le nostre speranze folli, le nostre paure più profonde... che ci fanno rendere conto che la vita è adesso e non dopo... che tutto scorre, ma che Sant’Angelo rimarrà sempre la nostra casa, il nostro modo d’essere... nel divenire dell’universo che si espande.

 
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