Ida Travi - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Ida Travi

Ida Travi
E' tra le voci più eclettiche della poesia italiana contemporanea, ha scritto anche per il cinema, la musica e il teatro. Nata a Cologne, in provincia di Brescia nel 1948, negli anni ’90 si trasferisce a Verona dove in questo periodo ancora vive. La sua poesia s’inscrive nel rapporto tra oralità e scrittura, tematica affrontata nel saggio "L'aspetto orale della poesia" (1ª edizione Anterem 2001, 3ª edizione Moretti&Vitali 2007), all’interno del saggio si avvia una riflessione personale sul rapporto tra poesia e filosofia, in particolare tra lingua poetica e lingua materna, tematica approfondita negli anni a seguire in gruppo di studio con studiose della Comunità Filosofica Diotima dell'Università di Verona. Per il suo modo di scrivere e dire poesia viene collocata in un una posizione originale all'interno del panorama della poesia italiana contemporanea. La sua ricerca indaga la differenza tra voce poetica e voce recitante; quando il poeta legge da sé la sua poesia ad alta voce in forma autentica, fonda ogni volta un evento nuovo
. Una voce autenticamente poetica non può essere mai una voce recitante. Tra i suoi libri di poesia ricordiamo: "Tà poesia dello spiraglio e della neve" Moretti&Vitali 2011 Selezione Premio Viareggio 2011; "NeoAlcesti" canto delle quattro mura poesie per la musica Moretti&Vitali 2009; "La corsa dei fuochi" poesie per la musica libro+CD Moretti&Vitali 2007 libro+CD; "Il distacco" Anterem Edizioni 1989; "Regni" AnteremEdizioni 1988; "L'abitazione del secolo" Corpo 10 Edizioni1987. Nel 2000 ha ideato e curato per gli Amici della Scala la rassegna Il filosofo e il poeta facendo dialogare tra loro dal vivo Mario Luzi ed Emanuele Severino, Milo De Angelis e Carlo Sini. Nel 2003 ha messo in scena con sua regia al Teatro Romano di Verona "La culla sul mare" opera poetica con musica originale di Andrea Mannucci, voce cantante Antonella Ruggiero. In quest'opera con poetessa e attrice in scena distingue chiaramente la voce poetica dalla voce recitante, affidata a Patricia Zanco. Nel 2008 sempre con sua regia ha messo in scena alla Casa della Poesia di Milano, Palazzina Liberty il suo atto tragico "Diotima e la suonatrice di flauto", (presentazione di Giancarlo Majorino) affidando interamente la recitazione in prosa al Teatro Scientifico di Verona che ha prodotto lo spettacolo. Del suo lavoro si sono occupati e hanno scritto molti poeti e critici contemporanei in particolare Milo de Angelis, Giancarlo Majorino, Giampiero Neri, Tomaso Kemeny, Antonio Loreto, il filosofo Vincenzo Vitiello e le filosofe Luisa Muraro, Chiara Zamboni, Alessandra Pigliaru, Elisabetta Rasy, Luisa Bistondi, Maria Clelia Cardona, Franca Rovigatti
Le Parole
Ida Travi pratica la poesia della relazione non comune tra l’Io e il Tu, che instabile oscilla nei luoghi incerti delle  nostre "città perdute", dove la Travi affonda le proprie radici per succhiare dalle nostre tradizioni il succo migliore che ci aiuterà a risorgere.
Perché per aprirsi alla gioia (come afferma la stessa Travi ) bisogna ascoltarsi e accettarsi, anche quando il dolore lacera il nostro futuro.



il piede del bambino più piccolo
I
l piede del bambino più piccolo
è più grande d’ogni tuo pensiero

Cosa mangia la foglia adesso?

Il pianto del bambino più piccolo
ha coperto il tuo canto, il mondo
sta strillando sull’altare

Il fiume, il salice, la porta. Il tronco spalancato

Ti cadono le foglie dalla testa, te ne accorgi?
 
vedrai la spalla del tuo vicino
Vedrai la spalla del tuo vicino alta nel segno nero

Nel filo di fumo azzurro vedrai quel fiume
e il monte lì vicino, vedrai un ramoscello
argento che sale, sale…

È così che testimonia il ramo

È così che il sasso ritorna alla sua storia

Ci sono vetri dappertutto, Usov
sei pieno di schegge in testa.

tutto era a posto
Tutto era a posto, tutto era perfetto

poi è venuto l’uomo con la falce

e s’è preso le nostre fragole

Allora sono scesa dalla sedia regina

alzando le braccia al cielo

Sono scesa dalla sedia regina

portando le mani al petto

Tutto era perfetto, cento colombe alte

sono volate in cielo, come un ventaglio

in cielo, le fragole antiche dormono

nel fazzoletto nuovo.

ritorna in te
R
itorna in te, togliti dalle rose
Superbe nella loro natura,
svettano nel colore
come irriducibili bandiere

Questa è la verità, Inna
non puoi discutere con le rose
hanno sempre ragione loro.

Olin, ti sbendo
Olin, ti sbendo. Tu guarda
dall’altra parte, guarda
se per caso è fiorito il braccio
e come è semplice la testa, adesso.

le mani in preghiera
Le mani in preghiera escono dal buio
ti svanisce il cerchietto sulla testa
e il vetro argentato ti chiama Inna

C’è un volto nel biancore dei ghiacciai
C’è un cuore giù nel sottosuolo

L’angelo prende con sé i bambini
li porta alla luce della candela

Ora alla luce della candela brillano immensi
davanti a noi, li vedi?

caleranno le pale dei morti
Caleranno le pale dei morti
MA IO NO!

Li vedi quegli uccelli in volo?

Io sono a conoscenza d’un mistero
so l’ordine preciso d’un mistero

Svaniranno i fiori dappertutto
ma io non svanirò. Lo giuro!

non entri nell’acqua?
Non entri nell’acqua, Attè?

Corre veloce il fiume, corre veloce
come il nostro desiderio

Desiderio?

Così lo chiameremo!

E non dirmi che non ti piace, Attè
il bambino è immortale, lo sai.

non lasciare il fiore
N
on lasciare il fiore al sole, vedi bene
come tiene giù la testa, povera testa
Il cucchiaio va sotto il tovagliolo, il bicchiere
va messo lì davanti. A terra c’è la croce in controluce
Indicava col braccio
La vedi la tavola di legno scuro?
Era alto l’altare quella volta, e tu versavi lacrime
guardando giù per terra
Versavi lacrime guardando giù per terra
le mani in tasca, guardavi giù per terra.
Perché tremavi tanto? perché piangevi così?

mangi e lasci
Mangi e lasci nel piatto due cucchiai
Si staccano tre uccelli dalla testa, grandi come una mano,
sono così grandi che annullano la mano
Annullano la mano insaguinata
tanto sono io che mi chino e raccolgo quei vetri torri
sono io che mi chino, e poi mi faccio male
Questa è acqua d’un secolo fa, questo mare
lo manda il cielo
Scendono tra noi dolenti i bianchi genitori, cadono come sassi,
mentre tra noi s’innalza e s’inazzurra il muro.

la pietà
La pietà spalanca le braccia, figli e fratelli
se ne vanno via, gli alberi, gli uccelli, il mare
tutti i fiumi della terra, tutti se ne vanno via
tutti – ma tutti – se ne vanno via
Nell’inverno, quando il bianco governa la città perduta
quando il bianco governa la città perduta
una lampada, un lume a due braccia fa luce in un angolo
nell’angolo, i bianchi gabbiani migratori
non avevano mai visto una luce così.


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