Giancarlo Sissa sceglie... - La Mia Poesia

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Giancarlo Sissa sceglie...







Ghiannis Ritsos





G
hiannis Ritsos (1909-1990) è stato uno dei maggiori poeti neogreci del Novecento.  Dopo un’infanzia segnata da gravi lutti familiari, nel 1926, colpito da tisi, fu ricoverato in sanatorio, dove rimase per tre anni. In seguito esercitò la professione di attore-ballerino e di copista in una banca. Nel 1933 entrò nelle file della sinistra, avviando un impegno politico che segnerà, spesso dolorosamente, la sua esistenza. Durante la guerra civile, il successivo governo di destra e la dittatura dei Colonnelli (1967-1974) fu ripetutamente incarcerato e deportato nei "campi di rieducazione nazionale", ma restò sempre fedele ai suoi ideali di libertà e di giustizia sociale. L’impegno politico ebbe un’importanza centrale anche nella sua poesia, ma in Ritsos risuonano tutte le note, dolenti e gioiose, della grecità. Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali di grande prestigio, e fu candidato per anni al Premio Nobel per la Letteratura. È stato tradotto nelle principali lingue del mondo. La sua vita, segnata da lutti e da miserie, fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti, oltre che nelle virtù catartiche della poesia. La sofferta visione decadente caratterizza costantemente la sua poetica, articolandosi di volta in volta su temi quali la memoria, il fascino delle opere e delle cose, la rivoluzione etica e sociale.

Questi testi sono tratti da internet (sito Treccani e Wikipedia)


Poesie Scelte

L’altra città
Esistono molte solitudini intersecate – dice – sopra e sotto
ed altre in mezzo; diverse o simili, ineluttabili, imposte
o come scelte, come libere – intersecate sempre.
Ma nel profondo, in centro, esiste l’unica solitudine – dice;
una città sorda, quasi sferica, senza alcuna
insegna luminosa colorata, senza negozi, motociclette,
con una luce bianca, vuota, caliginosa, interrotta
da bagliori di segnali sconosciuti. In questa città
da anni dimorano i poeti. Camminano senza far rumore, con
        le mani conserte,
ricordano vagamente fatti dimenticati, parole, paesaggi,
questi consolatori del mondo, i sempre sconsolati, braccati
dai cani, dagli uomini, dalle tarme, dai topi, dalle stelle,
inseguiti dalle loro stesse parole, dette o non dette.

(da "Gesti" traduzione di Nicola Crocetti)


Cicli
D
obbiamo cambiare abiti, indossare di nuovo
quelli trasandati, disprezzati, rattoppati
sui gomiti, sui ginocchi, con brandelli di bandiere; -
briciole di pane nero e di sigarette nelle tasche,
un biglietto segreto spiegazzato di una gita a Salamina,
forse anche un po’ di polvere da sparo. Questi alberi, senz’altro,
ci andranno un po’ larghi, - siamo dimagriti, invecchiati
e, soprattutto, abbiamo riflettuto molto. Ma il sole ha picchiato
          sulla casa
è entrato dai vetri, ha inciso bei quadrati d’oro
sul pavimento. E la voce della piccola Margherita
fuori nel giardino: "Io non ho paura di voi; voi avete paura
        di me",
mentre il secchio ruzzolava dalla grande scala di marmo.

(da "Gesti" traduzione di Nicola Crocetti)



Le Parole
Di Ghiannis Ritsos (Monemvasià 1909 – Atene 1990) Louis Aragon ha scritto che la sua arte "va oltre le definizioni: dalle grandi poesie che negli anni Cinquanta gli valsero – era da poco uscito da un campo di concentramento – il Gran premio nazionale di poesia, fino a questi brevi singhiozzi (il riferimento è ai testi di "Pietre Ripetizioni Sbarre" del 1968-1969 epoca nella quale Ritsos si trovava relegato a Karlovasi dalla dittatura dei colonnelli) degli ultimi tempi, il genere di versi che si può scrivere usando le ginocchia per tavolo nelle isole, quando queste isole si chiamano Makrònissos, Ghiaros, Leros …".
Poeta, uomo di teatro, ballerino, resistente nel valzer osceno delle dittature e dei fascismi di un secolo di sangue, il XX, che ai più giovani può apparire distante ma che in realtà abita il cuore antico e moderno di un’Europa troppo intenta a fallire nel gioco del nulla e del denaro per non rischiare seriamente di commettere di nuovo gli stessi errori e gli stessi orrori, Ritsos ha cantato la semplicità e l’intensità di un popolo che ha finito per rappresentare l’archetipo vivente del Sud e del desiderio mediterraneo di resistere alle grandi onde del buio della storia.
Se ci volgiamo a Est la Grecia, se ci volgiamo a ovest il Portogallo, gli estremi dell’arcobaleno culturale alla luce fertile del quale è fiorita la cultura dell’Europa oggi umiliata dalla nuova miseria della dittatura finanziaria.
Dov’è "l’altra città" di Ritsos? dov’è il luogo dove avremo forse diritto di cittadinanza? non abbiamo il tempo di alzare gli occhi dalla terra bruna dello sconforto che già ci troviamo costretti a indossare di nuovo gli abiti logori della povertà, della resistenza, della – speriamolo – nuova dignità.
Ecco i motivi della mia scelta e del mio amore per l’opera di questo grande poeta, un sentimento composito e doloroso ma vitale, fatto di maliconia, di luce, di desiderio di lottare ancora un po’. Giusto il tempo di alzare la testa e aprire il palmo delle mani per raccogliere i versi dell’arte poetica di Ghiannis Ritsos che ha incontrato e attraversato gli ismi del ‘900 e ha saputo restare antica e nuova, accesa d’amore, come lo sguardo fiero di una bambina – forse la Margherita dai capelli di "cenere sulamita" dell’altro vero poeta del disastro, Paul Celan?
Giancarlo Sissa

 
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