Franca - Massaiu - La Mia Poesia

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Franca - Massaiu


Franca Massaiu





V
ive in Sardegna, ama le parole. Le alleva, le nutre, se ne ciba; ne fa acqua per dissetare il pensiero, ristorare le arsure,rallegrare ogni cielo che confini col suo.  Non ha pubblicato nulla né pensa di farlo. Scrive per sé e per i pochi amici che ne conoscono i versi e le prose, frammenti di vita che ama regalare come si donano i fiori di campo, senza che vi sia una particolare occasione da celebrare.  Un gesto automatico, meccanico, il dare, per gustare il sapore della gratuità e comunicarlo.


Il mondo perduto


L’acciottolio dei miei giorni sono i rivoli di un’unica goccia, pensieri che si disperdono in vie traverse e accidentate, briciole di un biscotto tenuto assieme dalla volontà, cadono ,a riccioli, nella noia quotidiana.
Felicità è quel raro pertugio in cui ci si può infilare per un attimo, dimenticandosi di esistere, è un lago circoscritto da ninfee giganti, bianche, abbacinanti promesse.
E’  silenzio o vorticoso giro di giostra, è ciò che non si ha , la felicità.
Forse Dio lo sa che le lancette senza fretta sono desiderio, solo allora acquee sfingi circondano il mio corpo che galleggia senza più andare a fondo.
Tingo la penna nell’inchiostro del ricordo e fisso le parole con puntelli di metallo perché la memoria è conforto, ma più spesso tormento.
Ripeto le parole del suo dire, sento l’eco che ritorna, lo riafferro e tengo stretto.
E’ facile cancellare, è scolo perpetuo, ma vischioso è il terreno che reca i miei passi, per quanto calchi, l’impronta è labile, è lì per passare, non per restare perché niente rimane davvero se non la volontà del tornare.
Ma ritorna sempre, da molto lontano,   non può non farlo, è come un fiume cui si chieda di non scorrere :una via stretta, sterrata, polverosa, una mulattiera, e muli parevano, non persone, quelli che vi transitavano.
Carichi di sacchi di grano li trascinavano fino all’ingresso del mulino. Il cortile di casa era proprio lì di fronte.
Mi attaccavo alle sbarre e lasciavo che le impronte mi disegnassero il viso, mentre gli occhi non mi bastavano a seguire i colori dei passi della gente lì intorno.
Mi interessava ogni particolare, disegnavo  merlate magioni sul nulla.
Persino le formiche parevano essere nate solo per parlarmi e rivelarmi i loro segreti, sembravano avvertirmi , con il loro forsennato andare,  del mio piccolo mondo perduto.
Avevo solo nove anni, solo nove anni.  Lui ne aveva quaranta.



 
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