Elio Pecora - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Elio Pecora

Elio Pecora
P
oeta e prosatore italiano. E’ autore di poesie, romanzi, saggi critici, testi teatrali, prose e poesie per bambini. Ha curato antologie di poesia italiana e letture pubbliche di poesia. Ha collaborato a quotidiani, settimanali, riviste, programmi Rai. Dirige la rivista internazionale "Poeti e poesia". E’ nato a Sant’Arsenio (Salerno) il 5 aprile 1936. Il padre Arsenio era un ufficiale della Marina Militare Italiana, passato poi nella Marina Mercantile. Alla madre, Elena D’Aromando, E.P. ha dedicato in vita un gruppo di poesie e in morte un poemetto apparso nel 2011, Nel tempo della madre. A Napoli E.P. compone le sue prime poesie, successivamente distrutte. Nel 1974 a Roma, conosce e frequenta molte persone della letteratura e delle arti. Fra questi, oltre a J.R.Wilcock, del quale nel 1969 è ospite per alcuni mesi nella campagna di Velletri, è legato da forti amicizie ad Alberto Moravia, Elsa Morante, Aldo Palazzeschi, Sandro Penna, Dario Bellezza, Amelia Rosselli, Elsa de Giorgi, Francesca Sanvitale, a musicisti fra cui Goffredo Petrassi e Mauro Bortolotti, a pittori come Fabrizio Clerici, Carlo Cattaneo, Domenico Colantoni, a registi come Lizzani, a critici come Kezich, ad antropologi come Giancarlo Scoditti, Ida Magli, Luigi Lombardi Satriani. Prima collaboratore, poi presidente dell’Unione Lettori Italiani, cura a Roma un numero fittissimo di presentazioni di libri e di autori negli Studi del Canova e nella Libreria Bibli. Dirige dal 2004 il quadrimestrale internazionale "Poeti e Poesia", edizioni Pagine . La rivista è ordinata in sezioni: poeti italiani, poeti stranieri con testo a fronte, un poeta da rileggere, saggi e annotazioni, periscopio con recensioni scelte di Roberto Deidier. E’ nella giuria dei premi : Sandro Penna- Città della Pieve, Procida-Elsa Morante, Terni-Luciana Notari, Pescara- Nord-Sud, Goliarda Sapienza-Rebibbia. Fra i premi ricevuti: Città di Enna per il romanzo(1981), il Castiglioncello per la biografia (1984), IDI (Istituto del Dramma Italiano) per il teatro (1987); e per la poesia: il Circe Sabaudia 81987) , il Matacotta (1987), il Calliope (1987), il Premio Salerno-Alfonso Gatto (1997), il Premio Internazionale Le Muse (1997), il Premio Venezia (1997), il Premio Dessì (2001), il Premio Internazionale Mondello (2008), il Premio Frascati (2008), il Premio Penne (2008), il Premio Il Fiore (2008), il Premio Cesare De Lollis (2008), il Premio Fontevivo (2008), il Premio Tagliacozzo (2010), il Premio Sant’Elia Fiumerapido (2011), e per la traduzione il Premio Lionello Fiumi (2012).  Nel 2006 l’Università di Palermo, Facoltà di Scienze della Formazione, lo ha insignito della "Laurea ad honorem in Scienze della Comunicazione". Nello stesso anno le Edizioni San Marco dei Giustiniani hanno pubblicato, a cura di Roberto Deidier,  Geografie primaverili (poesie per Elio Pecora di quarantuno poeti italiani, da Antonella Anedda a Iolanda Insana, da Franco Loi a Valerio Magrelli).
Le Parole
Le poesie di Elio Pecora sono: svolte, aperture, passeggiate lungo boschi, prati, città affollate, dove porta a spasso la solitudine e il coraggio di questa modernità impaurita.
La voglia di andare insieme ci coinvolge e ci fa sperare in quel mondo che il suo "occhio corto" riesce a intravedere.


L'OCCHIO CORTO
Eventi da poco. Notizie prossime, come cartoline di saluti, come telefonate frettolose. Spettacolini per gli intimi, giostre casalinghe.
A volte, in pochi righi, appare l'allegria, passa velata la morte. Una folla, in cammino verso il giorno o la notte, verso il ricordo o la dimenticanza, sosta dentro il presente.
Che vale di queste storie mentre il pianeta ruzzola e ruota, avanzano ghiacciai, si consumano stelle, il tempo cambia di numero, si perpetrano orrori, si assolvono speranze?
Vengono certo da umori segreti, da attenzioni a minimi segni: passi brevi, desideri inseguiti, attese bestemmiate, rabberciate bellezze. Lacerti di un mondo spiato, intravisto da un occhio corto.

Epifanie
Vengono ombre che s’appressano intente,
salgono in folla anche le non chiamate
(Quali di esse amai, quali mi amarono,
e chi mi disse:"Andiamo", a chi risposi:"Sempre",
chi dopo tanto lasciai, da chi fui lasciato,
con chi percorsi una strada,di chi attesi la voce
e chi passò veloce dentro i miei giorni ?)
(Da molti aspettai vicinanze, da molti una guerra,
di quelli che più m’accostarono chiesi la morte
tanto così m’affamava la loro presenza.
Con tutti compii un tragitto
breve, inconcluso,
di alcuni conobbi l’ansia,
di alcuni il rancore,
per altri appresi un passato
di insidie, di incanti,
e chi chiamò piangendo,
chi rise e disparve).
Sostano finalmente
nella mia camera ombrosa,
si sovrappongono i volti,
sono confuse le voci,
al mio cauto richiamo
rispondono chiamando,
dal mio desiderio adunate
ripetono il loro apparire.
Tornano nel mistero
mai veramente toccate
- con loro fui quello che ieri
si aggirò nel recinto
annodando parole,
dalle parole vinto.

Parole come gesti
Parole come gesti che additano il percorso,
innervate, veloci, da sottrarre al silenzio.
Parole che dissaldano segreti,
che disfano la trama
spessa della paura.
Leggere come foglie,
aguzze come lame,
usurati strumenti
ma chiamano l'attesa,
la salvezza.
Corsa breve di sillabe, universo
ricomposto di scaglie,
involucro, confine,
di un impresa insoluta.
Mappa, specchio reclino,
porta schiusa di un sogno,
e cercarvi la voce
che finalmente adduca
dal nome al corpo.
Fiato, grido, sussurro,
e ritrovarvi il segno
lieve, solo il lacerto di un motivo
che un poco ferma, un poco accompagna.

Parole del tornare nell'addio.

I Poeti
Non meravigliatevi. I poeti sono tutti
un solo invisibile, indistruttibile popolo.
Parlano e sono muti. Trascorrono ère
e cantano ancora in un'antica lingua morta.

Nascono e spariscono civiltà,
ma sempre vanno lungo la strada del cuore.
Parlano di partenze, di ritorni.
Sono uguali per quel che non dicono.

Tacciono come rugiada, semenza, desiderio,
come acque scorrenti sull'argilla,
poi con il canto sottile dell'usignolo
nel bosco divengono agile sorgente sonora.

Le voci
Ci sono tante voci
nelle nostre giornate,
sono tante e diverse,
vanno tutte ascoltate.
Sono le nostre voci
che dicono parole
l'una legata all'altra:
non sanno stare sole.
C'è la voce del vento
che soffia e che rinfresca,
del passero, del gatto,
anche dell'acqua fresca
che scivola fra i sassi,
degli alberi il fruscio,
lo stormire delle foglie,
dei grilli il frinio.
La voce della fiamma
che crepita e s'arrossa,
c'è la voce del mare
ora quieta, ora mossa.
E, se tendi l'orecchio
di notte nella stanza,
odi l'orso di pezza
che ride e fa l'inchino
al pulcino che danza.
C'è la voce segreta
che ci portiamo dentro,
quella che ci accompagna,
ci avverte, ci conforta.
Ci sono tante voci
oltre la nostra porta.
Vanno tutte ascoltate

*
Vanno: mani, piedi, volti
- sterminata moltitudine di attese,
di speranze, di uguali
per fame, per morte,
l'uno l'altro cercando
che rassicuri, impedisca,
tutti compiendo destini
variamente intricati,
mai cessando dietro le arterie,
fin dentro il riso o il grido,
la paura di essere cacciati
da un recinto indifeso.

*
Felice. Ma è possibile che questa felicità,
così colma, comprenda
anche tutti i disagi, tutti gli assilli?
Il sole alto sulla piazza, la folla svagata, i cani,
la violinista con l'orchestra nel registratore,
la vecchia dei fiori puzzolente di orina. Tutto visto, sentito,
e il pensiero dell'amore assente
e il pensiero di essere vivo e breve.
Felicità e disperazione.

*
Traversare il dolore
come una stanza scura,
contando i passi, i fiati.
Cercare nel chiuso
un buco, una crepa,
perché non sia memoria
ma presenza
in quell'assenza di luce.
All'uscita sapere
che toccherà tornare.
E l'allegrezza ancora
aspettando l'assalto.

*
Esistere
senza disperare della brevità,
conoscendola come spazio e confine.
Ma vale ogni giorno.
Dentro la contentezza sapere che finirà.

*
In ogni spigolo o lembo,
dietro le viscere e il cuore,
s'aprono spazi imprevisti
e ancora abissi e cunicoli.

quattro poesie inedite


per Fernando Pessoa

In quali e quante voci si scompone il silenzio
e va chiamandosi dentro l’ordito di un sogno
incontro a varchi di mai conclusi ritorni.

Di quali fitti reticoli è intessuto lo sguardo
che cede al vuoto e pure in quello si cerca
primo ed estremo di una intentata misura.

Lo sconosciuto che avanza né sa riconoscersi
in una ressa di uguali, per un destino di morte,
s’inventa un teatro dove ogni nome e ogni attesa
sono maschera e volto, certezza e mancanza.

In quel teatro si muovono tutti e ognuno,
dentro si portano l’ansia che annaspa nel niente,
li ammala e insieme li inebria il desiderio
di bastarsi fuori del tempo e della ragione.

In quella scena mutevole, tra voci confuse
e grida e passi, nell’immenso tumulto,
va trascorrendo i paradisi e gli inferni

l’uomo inerme che nel suo cuore accoglie
moltitudini d’ombre e le trattiene e consegna
a chi per quelle si ritrova e dimentica.

per Elio Pagliarani

La voce trova in sé la poesia
quando arroca, s’inerpica, si spande
lungo i percorsi di parole aperte
nelle giornate confuse dei vivi.

Quanto del mondo che ci preme addosso,
e ci sfiacca e pure ci innamora,
in quel tuo andare come un’acqua rapida
sopra fondali scuri, marcescenti !

Altro fu il tempo, invece è questo il tempo
che ci appartiene nelle dissonanze
e nelle inestricabili apparenze :
ma la " pietà oggettiva che ci agghiaccia"

regola ancora il passo,  accompagna
fino alle porte schiuse  del restare.


La danzatrice

Nel silenzio di pietra si prepara
la ragazza alla danza.

Fra un istante le braccia come rami
mossi da un vento lieve
disegneranno l’aria.

Si scioglieranno i piedi
dall’opaco pianeta che si sfalda.

Sarà luce che guizza,
fiore dischiuso, nube
di continuo mutante,

suprema simmetria
di un Eden senza porte:

che inebria il cuore e gli occhi
e li trattiene
per un piacere che non ha durata.

per Anna Cascella

Che tempi sono questi
se traversiamo le ore e le giornate
come un mare in perenne tempesta:
né un solo porto in vista,
nebbie mai diradate!

Pure noi seguitiamo
a comporre mazzetti di parole
leggere più di un vento leggero,
lucenti più di un sole.

Se siamo folli o sani
questo ci importa poco
- Anna, amica da tanto -
seguitiamolo il gioco:

che per scelta o per dono,
forse per le stranezze del destino,
resta la sola mappa
dentro il  nostro cammino.







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