Elio Pecora sceglie... - La Mia Poesia

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Elio Pecora sceglie...






Sandro Penna







Nacque il 12 giugno 1906 a Perugia, dove trascorse la giovinezza compiendo studi irregolari. Nel 1925 si diploma in ragioneria, ma legge molta letteratura, soprattutto Leopardi, D'Annunzio, Hölderlin, Wilde, Rimbaud, Baudelaire e Crevel. Nel 1929 si trasferì a Roma, città nella quale visse sino alla morte (salvo una breve parentesi milanese), esercitando i più disparati mestieri. Le prime liriche di Penna uscirono su «L'Italia letteraria», nel ’32. Se ne deve la pubblicazione alle premure di Umberto Saba che fraternamente lo incoraggiò a coltivare il dono della poesia. Solamente nel dopoguerra, però, uscirono le raccolte più significative di Penna: nel ’56 Una strana gioia di vivere, nel ’58 Croce e delizia. Per dodici anni il poeta non pubblicò altri volumi di versi: fino al ’70, quando da Garzanti apparve il libro Tutte le poesie, che comprendeva le raccolte precedenti e importanti inediti. Nel 1976 viene pubblicato sull'"Almanacco dello Specchio" una scelta di sue poesie e, alla fine di quell'anno, il volume Stranezze[10] per il quale, nel gennaio del 1977, pochi giorni prima della morte, gli viene assegnato il Premio Bagutta, ma le condizioni di salute non gli permettono di ritirare il premio. Dopo la morte escono diversi inediti, e la sua pudica omosessualità non è quasi più considerata scandalosa.Ciò che colpisce immediatamente il lettore di Penna è la sua posizione appartata nel panorama della poesia italiana contemporanea, la sua indifferenza nei confronti delle mode culturali. La poesia di Penna, estranea all’Ermetismo e alle poetiche del Novecento, è — pur nella sua limpidezza — enigmatica e quasi miracolosa, nel senso che è assai difficile coglierne il retroterra letterario. Non è ancor chiaro, infatti, dove essa affondi le proprie radici. La sua poesia è popolata di figure di ragazzi, ritratti nella grazia inquieta dell’adolescenza. Anche i luoghi, i paesaggi cantati da Penna ritornano in modo ossessivo — sempre gli stessi, indimenticabili: le strade e le piazze di Roma, le sale buie dei cinematografi, i bar anonimi della periferia, i tram affollati, i «neri treni», la verde e umida campagna, i bianchi marmi dei ponti, e ovunque il respiro del mare, il mormorio del fiume nel quale si riflettono le luci tremolanti della sera. La poesia di Penna — ha osservato Pasolini — è costituita da «un delicatissimo materiale fatto di luoghi cittadini, con asfalto ed erba, intonaci di case povere, interni con modesti mobili, corpi di ragazzi coi loro casti vestiti, occhi ardenti di purezza innocente […]».

Questi testi sono tratti da internet (sito Italialibri e Wikipedia)

Poesia Scelta

Le riporto qui una poesia che amo molto, è di Sandro Penna, che la dedicò a Eugenio Montale per il suo ottantesimo anno, e fu pubblicata ne "Il viaggiatore insonne" , un volumetto smilzo e pregevole edito da Giorgio Devoto per le Edizioni San Marco dei Giustiniani, a Genova nel 1976. La poesia dice:

La sera verso l'imbrunire vado
in direzione opposta della folla
che allegra e svelta sorte dalla stadio.
Io non guardo nessuno e guardo tutti.
Un sorriso raccolgo ogni tanto.
Più raramente un festoso saluto.

Ed io non mi ricordo più chi sono.
Allora di morire mi dispiace.
Di morire mi pare troppo ingiusto.
Anche se non ricordo più chi sono.

Le Parole

S
i può commentare una poesia? Si può forse solo accennare all'emozione che suscita, al punto certo della memoria - che è  mente e "cuore" insieme-  in cui ha scelto un suo posto e di là seguita a irradiare le sue luci e le sue ombre.
Di questi versi,  saldamente ritmati ( movimenti e percezioni  sono allo stesso tempo legati fra loro e pure chiusi ciascuno in una frase chiusa: che ne ferma e ne dilata la visione ) amo la limpidezza, il tono quieto e leggero, e prima ancora la quotidianità misurata, attraversata, che trascende ad una verità comune e insondabile, inattuale e indeterminata e per questo eterna: com'è della poesia quando arriva ad essere tale.
Vi  trovo poi quella commistione di opposti, propria della poesia penniana ed estranea alle negazioni novecentesche, che è  successione e mescolanza di gioia e di strazio, di chiara consapevolezza e di resa al mistero.
E poi questo andare nella folla smemorato e contento, dentro quella melanconia che è sentimento del tempo breve che ci è dato e insieme legame con il  mondo di creature impaurite e contente, sperse e ritrovate!
Elio Pecora







 
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