Elena Salibra - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Elena Salibra

Elena Salibra
Siracusana di nascita, vive a Pisa dove insegna Letteratura Italiana Contemporanea al Dipartimento di Filologia, Letteratura, Linguistica. La sua prima raccolta, Vers.es (Reggio Emilia, Diabasis, 2004) è entrata nella Cinquina del Premio Viareggio-Rèpaci. Il nucleo centrale dell’opera era già apparso in «Paragone» (agosto-dicembre 2001) per iniziativa di Cesare Garboli. Nel 2007 è uscita la sua seconda raccolta, lt sulla via di Genoard, con introduzione di Marco Santagata (Lecce, Manni), che è risultata finalista al Premio Mondello. Nell’agosto 2009 è stata pubblicata presso la casa editrice Tiparg di Bucarest la traduzione in rumeno di sulla via di Genoard. Alcune autotraduzioni in inglese di Genoard sono apparse in «Journal of Italian Translation» nel febbraio 2007 e in danese nella rivista «Den Blå Port». Suoi inediti sono usciti nell’Almanacco dello Specchio, a cura di Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi (Milano, A. Mondadori, 2008) e nelle riviste «Nuovi Argomenti», «Paragone»,  «L’immaginazione», «Caffè Michelangiolo», «Il Portolano», «Polimnia». Essi sono poi confluiti nella nuova raccolta il martirio di ortigia (Lecce, Manni, 2010); molte poesie di questo libro sono state tradotte in francese e pubblicate nella rivista «Nu(e)» di Nizza, in romeno e pubblicate nella rivista «Scrisul Românesc» e in «Critice» di Florian Copcea, in serbo e pubblicate nella rivista «ProFemina» di Belgrado, in tedesco, in olandese e in spagnolo in corso di pubblicazione. Nel 2011 è uscita una plaquette, la svista (Catania, A&B), cui è seguita una autotraduzione in inglese the oversight e una traduzione integrale in tedesco in corso di pubblicazione. link sito: di Elena Salibra
Le Parole
Lo spazio perduto nel tempo da una "mossa sbagliata"  della natura o dell’ Io,  può essere recuperato dal brano poetico? Dal canto vagheggiato di una poesia?
Questa è la domanda, forse senza risposta, della poetessa Elena Salibra, che cerca di trovare nella poesia, nella sua poesia, uno sbocco diverso: "dall’Essere e non essere" che ci uccide e non ci insegna a "morire neppure un poco".


da la svista, (Catania, A&B editrice 2011)

il secondo lavoro
è arrivato così per caso il secondo
lavoro senza che lo cercassi.
subito si è rivelato oneroso
impegnandomi corpo e spirito
con un’équipe di specialisti
e collaboratori.

– siete privilegiati potete seguire
quasi in diretta i segreti
di questo mestiere – spiego agli amici
al tavolo del bar – tu modera la tua ironia
esamina gli antefatti segui l'anima mia
che attende il traghetto giusto.

mi rallentano la via gli appuntamenti
imprevisti mi distrae il medico di turno
che è venuto a visitarmi.

volevo approdare nell’isola dalla marina grande.
ma la navigazione non era sicura. sentivo
un tempo nuovo che increspava il mare.
d’improvviso vidi un’onda gonfiarsi
a picco e infrangersi sulle mie spalle.
cercavo un corpo nuovo per entrare
nell’acqua dalla marina corta
indugiando l’estate sulla mia bocca
sarà mattino ancora per me...

c’era un matrimonio quel giorno sul sagrato
della madonna della neve. brindavano gli sposi
salendo sul tappeto azzurro gli ultimi gradini...
sabbia e pomice quel bianco sulla roccia
ingrigito d’un tratto come fosse un uomo
incanutito.
c’è stato un funerale l’altrieri
in cima alla collina che guarda il porto
con tutti i liparoti in fila...

si può imparare a morire sulla spiaggia
dei gelsi - come quelle meduse alla deriva
o i quattro cinque pesci boccheggianti
sul fondo della barca.

io non so morire neppure un poco. forse posso
simularlo quando il secondo lavoro mi lascia
un giorno vuoto o un week-end libero


da il martirio di ortigia (Lecce, Manni, 2010)

*
...anche mio
tenebrosa la sera ci coglie ancora
attaccati alla tela che racconta
del martirio d’ortigia.
ci sei mi guardi m’attrai
dopo le tue abluzioni tra l’Eunoé
e il Lete. poi mi oblii dentro il cassetto
del canterano a mare come un sogno
scaduto. se rassetto quei bei versi
ora rifletto sui limiti
della mia carne tra i clivi dei Climiti
il nuovo amore cercando per farne
un impasto di sudori
ad olio che macchiano
il mistero di ortigia. stenditi con le braccia
alzate infisso schiodato
pareggia le dita ai confini della luce
col volto purificato fatti mio
consolante martiri

da sulla via di genoard (Lecce, Manni, 2007)

*
con voi
         tuffarmi con voi due in quel fondale
         d'Ognina.
                      i ricci-femmina attaccati
         alla scogliera aspettano la luna
         piena. là dove s'inarca la roccia
         al passaggio del vento
un E di me riaffiora non oltre
il crocevia delle sirene al faro


misuravo dall'acqua del fondale
i contorni d'Ortigia
quando la quaglia sguscia verso sud
e si distende oltre il forte Viglieri
     di fronte al promontorio.
      lago o mare isola o penisola
      la terra gioca con le forme e si perde
in una naturale mutazione
improvvisa come il tuo sorriso

           la polla d'acqua d'Alfeo e d'Aretusa
         gorgoglia tra gli scogli
       rasi del porto grande.
    assaporare la dolce sorpresa
 d'un sapore che sfuma nella conca
salina come la fuga di due I amanti


da L’immaginazione (Manni Editori – n.270 luglio-agosto 2012)

I Fenicotteri
- hai saltato un anno
come i fenicotteri tornati
a sorpresa in primavera
con le ali d’arancio
nelle saline tabarchine -
così una voce giunta
dalla macchia…
ma non è la mia
quest’isola troppo
spostata ad ovest
tra le agavi che figliano
prima di morire
sulla punta del capo
sandalo. ti guardo
dall’abbaino della casa
ancora in vendita
allontanarti lungo
il sentiero non segnato
fino al cancello che smargina
dal folto. la roccia
mantellata di trachite
ti scolpisce un gesto
te lo lima il vento
della sera. poi a strapiombo
sul faro rimoduli
gli accordi d’altre voci
quando specchiato
nel tramonto rilampeggia
il raggio verde che c’è
e non lo sai vedere…

da Role Playng 2007

Il paeta
non sei un poeta. ci tieni a precisarlo.
se sei un chirurgo che talvolta affila
il bisturi su certi versi miei
la prosa è un'altra cosa –replichi-

più di sostanza - ma come in novembre
una fiorita di crisantemi
la rima in are dura altre misura
[e non disturba nel fondo un ami

battuto con agio]  -you don't like simili
trastulli e il sogno del poeta annulli
con un once upon a time. poi d'improvviso

in. tarda mattinata / un brindisi mi
sillabi a memoria che sa di sale
quanto le mie figure  di mare

da VERS.ES (Reggio Emilia, Diabasis, 2004)

La Lucertola Nelli Studio Del Professore
S'attarda la lucertola alla soglia
del balcone fiorita di sole - poi
al fruscio d'una gonna fugace s'allunga
sulla pietra sghemba a chiedere pace sotto la ringhiera.
Se lo sguardo si distoglie
dal tracciato tremulo
se l'anima si perde
nella striscia verde
che appare e scompare
ritornano alla mente
nell' ora delle cicale
gli anfratti del muro a secco
tra le macchie dei capperi
quando al tonfo del secchia
dentro la cisterna s'irrigidiva
la lucertola mischiata alla roccia.

La Casa Rosa
se pensi ai mandorli in groppa al promontorio
sotto la grotta del vento - rifugio un tempo
dei massari aggrinziti di salsedine –

se cerchi quel carrubo ombrello teso
alle capanne d'aria disegnate dai bambini
se guardi l'araucaria torta

a segnare d'una linea verticale
la quaglia dorica
ti si sbianca improvvisa la roccia

che in salita s'affretta alla casa rosa
(d'agosto padre e figlia contavano
le stelle nel terrazzo a mare) la terra

ora s'ingrigia al transito d'automobili
- uomini in colonna s'affollano alla
soglia senza chiedere perdono –

fermatevi uomini, non varcate la
nicchia là tra le due finestre aperte
alla luna - non calpestate là dove

i mattoni s'ammassano di scuro e s'ode
il rintocco dell'ultima campana
custoditela là la casa rosa


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