Elena Buia Rutt - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Elena Buia Rutt

Elena Buia Rutt
E' nata nel 1971 e vive a Roma. Laureata in Lettere e poi in Filosofia, ha collaborato ai programmi culturali di Radio 3 e attualmente lavora a Rai Educational come autrice televisiva. Collabora a diverse riviste e quotidiani nazionali, tra cui "La Civiltà Cattolica" e "L’Osservatore Romano". È autrice dei saggi Verso casa: viaggio nella narrativa di Pier Vittorio Tondelli (Fernandel 2000) e Flannery O’Connor: il mistero e la scrittura (Àncora 2010). Nel 2008 per Àncora ha tradotto, assieme al marito Andrew Rutt, le poesie di Rowan Williams, attuale arcivescovo di Canterbury (La dodicesima notte, Milano, Ancora) e nel 2011, per Rizzoli, parte dei testi inediti di Flannery O’Connor (Il volto incompiuto). Suoi versi sono stati pubblicati su "Poesia" di Crocetti, a cura di Maria Grazia Calandrone. Nel 2012 infine la sua opera prima di poesie "Ti stringo la mano mentre dormi" pubblicata da Fuorilinea, 2012composta da due sezioni: I fiori col gambo corto e La casa arancione. La prima, che prende il titolo dall’omonima lirica, riporta agli occhi e al naso i fiori di campo, genuini nell’essere umili mentre la seconda prende spunto dalla casa che si copre di arancione al tramonto, un finale sereno che non si fa oscurare da soluzioni rapide che non conoscono e non sanno come affrontare il nostro eterno problema.
Le Parole
La passione calda di una madre, la chiarezza, il suo bisogno, fanno respirare la fatica che incoragiante prendiamo sulle spalle tutti i giorni per dare piu' senso al nostro destino.
Un destino che non e' mai ingiusto o inaspettato, ma che tra illusioni, successi e fallimenti, pareggia alla fine sempre i nostri conti, anche quando le soluzioni ci sembrano consumate e il nostro coraggio ci abbandona.

Lo spazio di Dio
In questa casa
ultimamente
nessuno più parla di Dio.
Eppure a volte all’improvviso
spingendo da puledri
la macina dei giorni
si apre nel silenzio
uno spazio d’aria
che quando
lo attraversi
sorridi piano
come nevicasse.


I giacinti
Non ricordi che tua madre
nell’orto piantava i giacinti?

Grossi calici a grappolo
basse cornucopie di profumo
striate di blu o di viola.

Eppure amavi tua madre
e nella mente eri certo
della sua passione per i bulbi.

Ma qualcosa - o forse lei -
ti tradiva.
Ora in te di quei giacinti sfacciati
neppure rimane il ricordo e - bocca amara, occhio nervoso -
ti dimeni in una pozza
di rimpianti senza storia.

Ti stringo la mano mentre dormi
Ti stringo la mano mentre dormi
come per dirci addio.

Non sembri riposare
in questo sonno bianco
dove la fatica del giorno
mi stringe ancora come morsa.

Ma al risveglio del mattino
una forza indissolubile
ci unisce
e ci sbilancia
in avanti e in alto
acrobati-operai
sulla maestosa impalcatura
di una bellezza
inspiegabile a noi stessi.

La porta
E anche stasera
entri stanco
dalla porta
sbilanciato dai libri e dal sollievo di essere
a casa.

E i bambini
ti si arrampicano sulla giacca
che sa di strada,
l’acqua bolle
la più piccola piange
e qualcuno - forse te
non accusare me -
ha di nuovo perse le chiavi
del garage.

Eppure
sera dopo sera
vivo in attesa
che questa porta si apra
che ci stringiamo le mani
che la giornata si compia.

Il palloncino
Nonna, io ti telefono
e tu rispondi
flebile
come mai ti ho sentita,
così
ti lego al polso
- come fossi un palloncino -
con le cose terrestri della vita
con la tosse dei bambini
con i soldi che non ci sono mai.

E tu docile
ti lasci tenere
per un’ultima corsa
un ultimo sorriso
mentre lo spago inizia
a strattonare –
perché il destino
di ogni palloncino
è di librarsi così in alto
nel cielo
da non potere più essere visto,
ma solo rimpianto
e poi ammirato
per la leggerezza
per la libertà
con cui va incontro all’eternità.

La casa arancione
Eppure la sera
prima del sonno
quando
arancione
la casa
si accuccia
sotto la coperta.

C’è un
istante
dentro cui
tutta la giornata cade –
goccia perfetta al rallentatore.

E in quel torpore
riconoscente
come un presentimento dal cuscino –
Il fruscio della piuma
che rompe
la pietra.

Il pesce rosso
Tutti fanno cose.
e al termine del giorno
suggellano
la pagina
con la parola fine.

Io invece passo il tempo
sotto al tavolo
raccogliendo i tappi dei pennarelli
caduti
ai miei bambini.

E ancora
e ancora.

Ma oggi pomeriggio
seppelliremo il pesce rosso
nel vaso del rosmarino
sul balcone.

Io e voi
insieme
per la prima volta
per mano –
nel gravido ventre
della morte.

New York
(per Thomas)

Sono sicura che te ne andrai
a vivere a New York.
Sono sicura che da grande
fluttuerai bellissimo per le strade d’America.

Fingendo di avermi dimenticata
scaccerai la nostalgia
dell’abbraccio di casa.

E io che New York non l’ho mai vista
continuerò a vivere
pensandoti
aggrappata a questa roccia
che si sgretola e che resiste
ai salti freschi
del ruscello di montagna.

Il sussurro ostinato dell’acqua
è te che sta chiamando
per danzare.


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