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Del cuore delle pietre

Del cuore delle pietre  Di Bianca Madeccia
30 ottobre 2011 alle ore 2.12
“La donna in blu alla finestra guardava e dava nomi/Ai coralli del sanguinello, freddi e chiari,/Freddi, freddamente tracciati, reali,/Chiari, e non fosse per l’occhio, inviolati”. (Wallace Stevens)
Amo la sabbia e le pietre. Sono una camminatrice. Passeggiare a lungo, per me, è pratica meditativa silenziosa che mi dispone a comprendere le mutazioni delle forme di vita che mi circondano.
Il camminare, attività che spesso si pratica in solitudine, mi ha aiutato a sviluppare una buona capacità di decifrazione delle forze che scolpiscono il mondo.
Subisco molto il fascino del lavoro che da sempre va tracciando sulla terra la Natura, artista grandiosa e paziente.
La più importante lezione che s’impara dal paesaggio è quella della metamorfosi. E’ la superficie esterna, l’ambiente circostante a cambiare, ciò che essenziale, in realtà, muta molto lentamente.
Durante le mie passeggiate, osservo molto le rocce. Quello che da sempre mi attrae magneticamente delle pietre, spesso, dipende da imperfezioni, da strane alterazioni, dovute, ad esempio, all’influsso di depositi metallici, oppure dalla forma acquisita per effetto dell’erosione, o, della presenza di una felice spaccatura.
Di un sasso può attirarmi la curva semplice, non lavorata, appena incisa o abbozzata, oppure, un calco imprevedibile, o il risultato di qualche insolita forma d’erosione, o, ancora, una forma perfettamente sferica, o una vena armoniosa che l’attraversa.
Oppure, cerco di spostarmi per pochi attimi con la mente all’interno della roccia, tra i cespugli aghiformi e le cascate di geodi, tra lastre levigate, e schegge argentate di cristalli, tra masse poligonali e nuvole puntiformi, proprio al centro di quella che io amo definire “la Biblioteca dell’archivio della genesi del mondo”.
In casa ho molte composizioni di pietre comuni che raccolgo e classifico in base alla bellezza, al colore, alla forma e che metto a riposare in contenitori differenti. In questa fase ogni sasso, grazie a una serie di proprietà che possiede e che io gli attribuisco, diventa unità semantica di base, sintagma portatore di un suo significato. In un secondo momento, proprio come se fossero lettere di un alfabeto (per me lo sono) provo a comporre catene sintatiche, frasi, forme. Tutto è importante, il singolo frammento e l’insieme della composizione.
E qui siamo arrivati al nervo vivo dei miei processi creativi: dentro di me esiste da sempre una spinta forte a creare forme e alfabeti ad alto contenuto emotivo.
Credo che la pietra, con la sue eternamente differenti trame interne, con i suoi difficili e splendidi rigori strutturali, con la sua apparente compattezza che da sempre è teatro di una lotta tra forze e forme antagoniste, con le sue lacerazioni irreparabili, non sia poi così lontano dall’immagine che mi sono fatta del cuore umano e dei suoi processi poetici.
[pubblicato nell'ottobre 2008 su http://lucaniart.wordpress.com/2008/11/09/scrittori-scrittura-incontro-con-bianca-madeccia-11/,Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani

 
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