Davide Rondoni - La Mia Poesia

La Mia Poesia

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Davide Rondoni

Davide Rondoni
Nato nel 1964 a Forlì, Laurea in Letterartura italiana, Università di Bologna, Ha fondato e dirige il Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna. E’ direttore artistico del festival Dante09 in Ravenna. Ha pubblicato alcuni volumi di poesia, tra cui “Il bar del tempo”, è uscito per Guanda nel gennaio '99 e “Avrebbe amato chiunque” con i quali ha vinto, tra gli altri, i premi più importanti in Italia (tra cui Montale, Carducci, Gatto, Ovidio, Camaiore, Metauro). Ha tradotto da Rimbaud, Péguy, Dickinson e Baudelaire. Ha curato per Rizzoli una nuova edizione commentata a più voci della Commedia di Dante, il commento ad una edizione dei Cori da la Rocca di Eliot, un'edizione delle poesie di Ada Negri, delle lettere di E. Mounier e un'antologia di Charles Péguy. Presso Rai 1 la tv Sat 2000 partecipa, cura e conduce programmi di poesia e di dibattito culturale. Ha realizzato, tra l’altro, i programmi tv: Stupormundi (dialoghi tra poeta e scienziati alla ricerca delle scoperte di oggi) Parolà (per ragazza e scuole, giochi e scoperte del mondo della parola) Antivirus (dieci minuti di poesia in Tv).
Le Parole
S
orretta da passione e temperamento la sua poesia non puo' essere imbrigliata in nessuna regola, acutissima quotidianita' di vita vissuta tra treni, bar, viaggi al termine della notte. Senza pero' perdersi nell'inquietudine e nella limitatezza di questo mondo scettico che non riesce piu' a stupirsi.
La magia che riesce a cogliere nelle immagini piu' umili d'umanita' ci portano ad amare il mondo piu'intesamente, guardandolo con speranza e custodendolo con maggiore cura.

Pro nobis Pantani

E adesso non devi vincere
più
ti levi in silenzio
sui pedali
sulla linea del mare -
potevi far morire il ciclismo
due battute ai giornali
ma hai piegato sul petto
le ali delle vittorie, smarrito anche
il cinismo e come un Charly Parker
hai cercato notte e crepacuore -
Vinci per me adesso Pantani,
per le volte che mi cadono le mani,
il fiato in salita
non ce la fa, e
vinci braccia alzate
sulla linea dove crollano
le corse degli amori,
per i visi cari
che si perdono lontani -
pirata di noi che sbagliamo
guizza via dalle ombre
che allungano giorni vani,
lucertola sii ancora
della nostra anima
malata e vittoriosa -
continua a salire per noi, Pantani
vedi dopo la curva come trema
la luce del vento
l’aria grandiosa

Ci vuole pazienza nell'amore

Ci vuole pazienza nell'amore
e anche impazienza,
luce ma lasciare
spazio anche per l'ombra.

Lo sa il vecchio pino, alto, nel cortile
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto

vetri spalancarsi al sole
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.

Lo sa che ha trattenute appese
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.

Ci vuole pazienza nell'amore
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare

e quella del pino antico che nel gelo
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.


*

Si può anche morire al banco del bar --
le mille etichette
variopinte contro gli specchi
erano farfalle
sopra i miei occhi
e sul viso di lei che mi guardava
con un’azione ferma
e vorticosa, s’innamorava.
Si può lasciare andar tutto
nel viaggio che fanno
dal banco alle labbra
la tazzina e la mano,
gesto cometa
in una sera insidiosa
e leggera a Bologna,
quel cielo di seta -
(mi fai tremare il cuore,
diceva una canzone dolce e violenta,
mi fai smettere di respirare).
Si può essere cortesi
da morire
in uno dei bar del centro.
Poi si deve fuggire, senza
guardarsi dietro, senza guardarsi
dentro.


Bartolomeo
Quando anche tu ti fermerai in questo grande
autogrill e il viso stanco
vedrai rapido
sui vetri, sull'alluminio del banco,
sarà una sera come questa
che nel vento rompe la luce
e le nubi del giorno, sarà
un grande momento:
lo sapremo io e te soli.
Ripartirai
con un lieve turbamento, quasi
un ricordo e i silenzi delle scansìe di oggetti,
dei benzinai, dei loro berretti,
sentirai alle tue spalle leggero
divenire un canto.
La felicità del tempo è dirti sì,
ci sei, una forza segreta
uno sgomento ti fa, non la mia
giovinezza che cede, non l'età
matura, non il mio invecchiamento -
la nostra vera somiglianza
è là dove non si vede.
Mio figlio, mio viaggiatore,
sarà il tuo inferno, la tua virtù
questo udito da cane o da angelo
che sente all'unisono il giro dei pianeti
e la pastiglia cadere nel bicchiere
due piani sotto, dove due vecchi
si accudiscono.
Sarà questo amore strepitoso
tuo padre, quello vero.
Fermati ancora in questo autogrill,
dal buio mi piacerà rivederti...

*
Io non voglio diventare vecchio
perché lo sono già stato mille volte
e so già il buio e quella vile tempesta.
Ora che piango come vidi
pianger mio padre, la stessa ruga e la testa
abbattuta, piena di sgomento,
imparo che la giovinezza
non corre nelle sorprese
del sangue ma nello sguardo che un vento
strappa da terra
per vedere in questo duro paese
l'infinita somiglianza tra Dio
e il viso di lei tutte le sere, i rami
nudi contro il cielo, il vino
fermo nel bicchiere...



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