Claudio Damiani sceglie... - La Mia Poesia

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Claudio Damiani sceglie...



Francesco Petrarca


N
ato ad Arezzo  20 luglio 1304 da Eletta Canigiani e da ser Pietro di ser Parenzo dell'Incisa in Valdarno che era stato bandito da nel 1302 per dissidî personali con il potente Albizzo Franzesi, visse i primi anni all'Incisa, quindi a lt Pisa  (1311). Nel 1312 fanciullo, dovette seguire  il padre Ser Petracco, notaio fiorentino, ad Avignone, allora sede pontificia. Presso la vicina università di Montpellier  inizio, su richiesta del padre, lo studio delle materie giuridiche che prosegui  presso l'università di Bologna. Presso quest'ultima università ebbe tra i suoi professori di Legge quello che sarebbe divenuto un  suo futuro maestro di poesia: Cino da Pistoia. Ben presto si accorse  però che le materie giuridiche  non erano fatte per lui e  abbandonate quelle discipline si appassionò allo studio di Cicerone e dei poeti antichi. A Bologna tra gli studi e i divertimenti che Francesco non disdegnava coltivò numerose amicizie tra cui quella con il principe romano Giacomo Colonna. Nel 1326 la morte del padre richiamò Francesco, unitamente al fratello Gherardo, ad Avignone dove i due fratelli constatarono che l'eredità del padre non gli avrebbe consentito di vivere ancora per molto senza trovarsi una sistemazione. Il fratello Gherardo entrò più tardi  nell' ordine minore dei certosini e forse anche Francesco abbracciò tale ordine. Il ritorno ad Avignone venne caratterizzato dall'incontro di Francesco con quella che sarebbe divenuta l'ispiratrice di tutte le sue liriche d'amore. Era il Venerdì Santo del  1327quando il poeta vide  nella chiesa di Santa Chiara Laura la donna che amerà per tutta la vita. L'amore di Francesco per Laura, già sposata da due anni con Ugo de Sade, fu unico e prosegui anche dopo la sua  morte che avvenne, a causa della  peste, nel 1348. Nel 1330, come cappellano, entrò al servizio della famiglia Colonna. L'occupazione  gli diede l'occasione di viaggiare per la Francia, le Fiandre e la Germania. Venne accolto  dai Signori che allora dominavano le città italiane conoscendo tra i più illustri letterati e poeti del tempo. Durante questi viaggi, da relazioni superficiali, gli nacquero  i due figli Giovanni (1337) e Francesca (1343).
Il 1 Settembre del 1340 mentre si trovava in ritiro a Valchiria, a poche miglia da Avignone, venne, informato da parte del Senato Romano e dell'Ateneo di Parigi dell' offerta a essere incoronato Poeta. Scelse, forse per vanità, l'invito di Roma e dopo essere stato esaminato solennemente, per tre giorni, a Napoli dal re Roberto d'Angiò, nel giorno di Pasqua del 1341 venne cinto dalla corona di Poeta in Campidoglio.
Dal 1353 visse in Italia a Milano e in seguito a Venezia e Padova  per stabilirsi infine ad Arquà, sui colli Euganei,  dove morì il 19 Luglio 1374.
L'opera per cui Petrarca è universalmente noto è il Canzoniere. Di grande importanza è anche il  lt Secretum , in cui Petrarca dialoga con  Sant'Agostino alla presenza muta della verità.
Petrarca, nonostante si considerasse soprattutto, come tutti gli eruditi del suo tempo, un autore di  lingua latina, svolse un ruolo essenziale per lo sviluppo della poesia italiana in  volgare. L'opera lirica di Petrarca, come è stato sottolineato dalla critica, somma infatti in sé tutte le esperienze della poesia italiana delle origini, compiendo tuttavia una selezione dal punto di vista della  metrica  (stabilendo ad esempio precise regole sull'accentazione degli  endecasillabi che all'epoca di Dante  era ancora meno codificata) e negli argomenti (escludendo dal canone tematico gli elementi goliardici e realistici che nel Duecento erano stati presenti e che continuavano ad avere successo nel Trecento) che influenzò fortemente tutta la poesia a venire. Il fenomeno del  petrarchismo  costituisce uno dei capitoli più complessi nella storia delle tradizioni letterarie europee.

Questi testi sono tratti da internet (sito Enciclopedia Treccani e Wikipedia)

Poesia Scelta


Ripensando a quel, ch'oggi il cielo honora
Ripensando a quel, ch'oggi il cielo honora,
soave sguardo, al chinar l'aurea testa,
al volto, a quella angelica modesta
voce che m'adolciva, et or m'accora,

gran meraviglia ò com'io viva anchora:
né vivrei già, se chi tra bella e honesta,
qual fu più, lasciò in dubbio, non sì presta
fusse al mio scampo, là verso l'aurora.

O che dolci accoglienze, et caste, et pie;
et come intentamente ascolta et nota
la lunga historia de le pene mie!

Poiché 'l dì chiaro par che la percota,
tornasi al ciel, ché sa tutte le vie,
humida li occhi et l'una et l'altra gota.

Le Parole
L
e immagini di Laura che tornano nella memoria scaturiscono una dopo l'altra come un fluire luminoso in cui musica e immagine si identificano, il suono si fa figura, la figura suono: ...soave sguardo, al chinar l'aurea testa, | al volto..., tutto si unisce nella sua vita pura, nei suoi moti, nei suoi atti.
Pensare che De Sanctis diceva che Laura non era abbastanza vera, reale! Il culmine è proprio quell'atto muto, il chinar l'aurea testa, come una nota acuta improvvisa dopo lo spandersi lento dello sguardo, quell'atto solo di libertà assoluta per cui Laura è viva e intera.
Certo dunque che accorre presta in aiuto al poeta ascoltando e annotando attentamente (intentamente) le sue parole.
Come è intenta, come è tutta raccolta nella sua mente tenera per capire, lei che sa tutte le vie. Lei cammina continuamente sulla via, anche quando era viva, e, mentre cammina, pensa.
Claudio Damiani

 
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