Bianca Madeccia - La Mia Poesia

La Mia Poesia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Bianca Madeccia

Bianca Madeccia

Giornalista professionista, dal 1990 al 2002 è stata redattrice di lt "Avvenimenti"(ora Left) dove, tra le altre cose, è stata responsabile dell’inserto letterario Avvenimentilibri. Scrittrice e ricercatrice visiva è autrice della raccolta poetica L’acqua e la pietra (Lietocolle), di Tempo plaquette d’arte a tiratura limitata con fotografie di Carlo Porrini (IlFiloDiPartenope), Dei tre modi del camminarti (Collezione di sabbia, FiloDiPartenope), di Variazioni sul buio, di Àncore stellari, edizione d’arte numerata (in collezione privata depositata presso il "Museo di Ronsard", Tours, Francia, 2011) e di videopoemi  (alcuni visibili su youtube) che sono stati presentati in festival e rassegne di poesia italiana contemporanea. Vincitrice nel 2010 della 25° edizione del premio nazionale di letteratura "Libero de Libero", nel 2007 del premio nazionale "Fonopoli" con l’installazione di poesia visiva "Tessere il silenzio", nel 2006 di "Culturexpress" premio nazionale della Fondazione Eni Enrico Mattei. Nel 2009 il suo poemetto " Elektra.Digital.Suite . Quattordici scenari digitali e cinque quadri analogici" è stato selezionato dall’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne (Patrocinio della Società Dante Alighieri) per la finale della manifestazione internazionale "Forme uniche di continuità nello spazio" e musicato dal compositore polacco Jakub Polaczyk. Suoi testi (poesia e microracconti) sono presenti in numerose antologie, tra le principali: "Fotoscritture" (Lietocolle 2005), "Stagioni" (Lietocolle, 2007), "Roma verso Milano" (Lietocolle 2007), "Albergo Europa: camere comunicanti", (Fondazione Eni Mattei, 2007), "Verba Agrestia" (Lietocolle, ed. 2008, 2010), "Mundus. Poesie per un’etica del rifiuto" (Valtrend Editore, Napoli 2009), Carovana dei versi. Poesia in azione, (Abrigliasciolta, ed. 2009, 2010, 2011), La Settimana della Lingua italiana nel mondo, IX edizione, (Melbourne, 2009) a cura di Rosaria Lo Russo, Registro di Poesia N.3 (a cura di Gabriele Frasca, edizioni d’If, 2010), Il segreto delle fragole (Lietocolle, 2011 e 2013). Tra le sue pubblicazioni, il primo "Dizionario sessuato della lingua italiana" (Elettra Deiana, Bianca Madeccia, Marcella Mariani, Silverio Novelli e Edgardo Pellegrini ed. LIE, 1994). E’ stata inserita nel volume "Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea (2006-2011)", a cura del poeta e critico Stefano Guglielmin. Fa parte della Sil (Società delle letterate italiane). Sue poesie, racconti, saggi e articoli sono stati pubblicati sulle riviste: Poesia di Crocetti, La Mosca di Milano, La Stampa, Ellin Selae, Ctonia, FemminartRewiev, Mangialibri e sui lit-blog e riviste letterarie presenti sul web: La dimora del tempo sospeso, Viadellebelledonne, Vico Acitillo, La poesia e lo spirito, Nazione Indiana, LucaniaArt, Blanc de ta nuque, Poesia 2.0. In radio suoi testi sono stati presentati a RaiRadio1 (2007) a Zapping da Aldo Forbice e su Rai 3 Suite (2010) da Nicola Campogrande. Cura in rete "Epitaffi in video"un canale di videopoesia e reading d’autore. Suoi video sono stati proiettati all’interno di rassegne nazionali di videopoesia. Ha partecipato e partecipa a reading dal vivo in festival e rassegne in ogni parte d’Italia. Dal 2008 è direttrice artistica del Festival nazionale di poesia contemporanea "Silenzi in forma di poesia" rassegna inserita nel "Maggio Sermonetano" (Sermoneta, Lt), manifestazione che ha cercato di portare alla luce voci, stili, generi, tendenze attualmente presenti nei cantieri della poesia italiana contemporanea.
Le Parole

I versi lucidi della Madeccia sono disincantati e senza colpa, sono l’inferno e il paradiso in terra,  che danno parole ai sentimenti più essenziali che ci covano dentro lontano... e sopra le cicatrici che la vita ci procura.
La lunga lista degli addii comunque rimane disordinata, con l'energia e la pace... e con la pena che brucia come il sale.

Poesie


Epitaffi
Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
Donna del disincanto
Raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
In questo mondo ricoperto di polvere
E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio.
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena.
Dei fiori che colsi ne faccio corone.
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi
In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

Canto con i tuoi petali in gola
signora del sentiero, antitesi del giglio
vetro che vibri di tutti i suoni del mondo
nuvola che appare sulle città maledette
legno che presiedi i patiboli
ferro forgiato dai lampi
o rosa mistica
preserva la nostra voce
non restituirci
alla bianca sequenza delle ore morte
rendi fertile questa miseria
insegnaci una lingua
che questo secolo comprenda
oppure che termini ora il cantico
perché non ha più senso
questo monotono lamento
torni dunque il silenzio
a bruciare come il sale


Nello splendore bianco che riluce
nella goccia di latte vegetale
nell’avorio stanco dei lunatici
nel fervore degli erranti che non cercano di invertire la rotta
nello sguardo che trattiene lo slittamento dei ghiacciai
nelle acque avvelenate
nei climi maligni
nell’affanno rauco di chi non si separa da certi giorni certe ore del passato

Nel nero della terra
nella quiete delle anime impure
nel vasto disordine di acque
nelle litanie indecifrabili mormorate con voce sorda e spezzata
nell’insistenza del vangare e rivangare l’orto logoro delle concessioni

pressando certi neri materiali nelle zone fragili della coscienza
oscura sostanza fermentata fatta di silenzio a cui risponde solo silenzio

pesare ogni giorno in tutte le lingue del mondo
in ogni parola la misura cristallina della grazia


L’ora non potrebbe essere più retta
per osservare il nubifragio
e il calare degli storni, corpi come lampi
turbine impazzito, cupa meteora
Non più dubbi, non più strade, non più genti
ma una città che giace in acque alte
Uomini in ginocchio sul mare
tra la desolazione dei flutti
pugnali al posto delle scapole
e ali che si oppongono al cielo
L’ora non potrebbe essere più retta
per seguire la storia politica del filo spinato
e accettare l’evidenza della bellezza svanita
della radiosità del cosmo letalmente contraffatta

chi vede la casa in rovina e contrasta il passo del tempo
chi compra gli incendi e gli stupri e vende l’indignazione
chi ascolta il ragazzo che legge l’inno alla rosa di pietra
chi vende le antenne dei vescovi la fede e i suoi atti
chi traccia la strada per dove si può volare senza essere morti
chi  scava i tracciati del filo spinato dentro la terra santa
chi preme il pulsante della tempesta di sabbia e dell’oro nero
chi vende sudore sangue morti violente e battaglie
chi scava l’incubo dei corpi spaccati di taglio nel sole del pomeriggio

Ah, che il disprezzo seminato ti invada il giardino
E il terrore di notte ti tormenti in sogno
Vederti annegare nelle lacrime che spargi
E la rabbia che hai dentro bruciare come fosforo l'aria
Che insipienza di vita ti renda il pane sciapo
Condannato a desiderare e a non poter mai avere
Lebbroso scacciato da tutte le porte
Costretto a vagare senza meta
La tua stirpe sparsa ai quattro venti
Possa solitudine tenerti compagnia a vita
Il dolore abitare in eterno a casa tua
E allearsi con buio e tempesta
E tu vivere in ombra perenne
Che anche la terra si rifiuti di accogliere le tue ceneri
Che tutto l'odio che hai ti ritorni indietro
Moltiplicato per mille e poi mille ancora
Sotto forma di gelo, disprezzo, tortura, amore


Quindi per prima cosa
ci dimenticheremo della faccia
Poi ci spoglieremo
di voce, passo, ombra
sguardo, carne, numero di scarpe
Di noi resterà solo un nome
lettere che già vanno separate
Anonimi scultori di finzioni
oblio e silenzio ci cancelleranno
presto dalle mappe


Le nuvole arrivano dal mare e si sfilacciano veloci
certo, ci furono battaglie campali, di strada, di piazza
ma i vasti spazi riducono le grida a mormorii
è per questo che le voci degli uomini non giungono al cielo
ma è una storia troppo lunga per iniziarla ora
sappiamo solo che i vocaboli cominciarono a sparire
così che anche l’ultima parola rinunciò ad essere detta
il mondo si dissolse in una musica cupa che avanzava
già preannunciando l’estinzione totale della luce
le ceneri dell’alfabeto furono portate via dal soffio
del mare e sparse in ogni direzione della rosa dei venti


 
Torna ai contenuti | Torna al menu