Barcellona - La Mia Poesia

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Barcellona

BARCELLONA



Capire vuol dire tenere dentro di sé un segreto.
Persino una gioia ama stare al riparo e un viaggio  può essere una pomata da spalmare per lenire un dolore. Le città sono fatte di odori; qui l’odore del mare si sente con gli occhi. Colori e lingue, varia umanità come vari sono i pesci nel mare. Colombo indica la strada : avanti, avanti, la vita può anche essere festa e sembrano credergli i molti visi che si portano per via. Città ricca di cibi e oggetti che occhieggiano tra vie larghe e alberate o strette, ma mai scure. Il cielo è imbronciato, sembra essersi dimenticato di santificare le feste e da sfogo al suo malumore, ma non impaurisce nessuno, tanto dopo il buio non può che esserci la luce, questo lo sa anche lui e di lì a poco rivela lo scherzo e sorride. Dev’essere per questo che qui vi sono numerose cliniche dentali: il sorriso cosa importante è. Santi, statue, messa in spagnolo, lingua che va di fretta, mi cantilena nella mente: Isabella è ancora qui e il mare è calamita per vedere e conquistare. Una mendicante aderisce alla terra come lombrico, mentre la musica, come sempre va. Passeggiare sulla rambla s’ha da fare per il resto della vita. Vedo una mano di donna che scosta una tendina di pizzo, un lembo di vestaglia a fiori, una zazzera arruffata di capelli multicolor, non vedo il viso, ma so che  non ha più voglia di guardarsi allo specchio. Lungo il viale che porta al mare, piccoli uomini neri e sacchi pesanti, neri come il loro destino, si trascinano via; sul fondo un novello cerbero in divisa, in moto perché la barcaccia non usa più, li spinge via, via: prendere le carabattole e sparire. In una vita senza entrata né uscita, vendono la loro rassegnata disperazione, ma il sapore della tenacia è grigio-ferro: fanno solo finta di obbedire, torneranno. All’assalto, come formiche, torneranno. La luce fa invidia al buio, i pochi godono, ma i molti si vendicheranno. I loro occhi famelici ci mangeranno, prima o poi. Di mattina, la gente per via si scosta dal viso il sonno, ognuno nel suo silenzio, ma pochi possono permettersi di fermarsi e sentire il gocciolio dell’acqua sulla foglia, o lasciarsi andare al languore di giorni riempiti di nulla. Assalto di cavallette, orde di turisti armati fino ai denti mi risospingono là dove pensavo di non tornare, nella tana del pensiero, anziché essere pesce e nuotare nella vita con naturalezza e levità, librarsi nella luce, vivere solo di luce. Seduta nel piccolo slargo, chiusa dalla facciata della chiesa e dal suo rosone, prego con le orecchie.  Estraggo la foto dal taschino, è in bianco e nero, lo sguardo è quello di sempre, ma le orbite dei morti sono sempre più fonde, tentacoli che afferrano per lasciare parte di linfa. Estamos bien, amado mio, estamos bien. Se solo tu fossi con me.
 Franca Massaiu



 
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