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Andrea Lucani





Andrea Lucani




Andrea Lucani è nato a Sant’Angelo Romano il 03 novembre 1957, Sposato con Antonella, ha una figlia, Benedetta di 17 anni. Ha conseguito la laurea in scienze politiche presso l’università “La Sapienza” di Roma. Dopo una breve carriera militare, tenente presso Istituto Geografico Militare di Firenze, dal 1987 lavora presso una grande multinazionale americana d’Informatica.
Nel 1990 ha vinto il premio di poesia “Città di Sant’Angelo”. Nel Novembre 1998 ha pubblicato il suo primo libro, una raccolta di poesie dal titolo “ Segni Interiori”. Le ultime raccolte, dal titolo “Cercando le Parole” e “La Piena Felicita”,
sono state scritte rispettivamente nel 2010 e l'ultima nel 2012.



Il nuovo tabernacolo

La terra agli antipodi non era mai stata raggiunta, Cristoforo Colombo a Sant’Angelo nessuno ancora lo conosceva.
Quando frate Adamo incontrò Roberto Calvari era un pomeriggio d’agosto molto caldo. "Lei è molto intelligente giovanotto, ma non si potrà mai dimostrare di raggiungere il levante dirigendosi a ponente, la terra è piatta… e se si prosegue per quella direzione ogni nave precipiterà dentro l’abisso cosmico"
Roberto non voleva proseguire, sapeva che frate Adamo si sbagliava su moltissime cose, ma su una aveva ragione… il cambiamento non è mai visibile alla maggior parte delle persone, anche se le cose cambiano e si trasformano continuamente.
"La terra è piatta, piatta… ha la forma di un tamburo… altrimenti come si dimostrerebbe il tramonto e il sorgere del sole?"
Roberto rimaneva in silenzio, anche se sapeva che la terra era tonda e che orbitava attorno al sole.
Conosceva la scienza e sapeva che se pur non sarebbe mai riuscita a spiegare tutto… spiega parte di quello che succede.
Frate Adamo rimase in silenzio accortosi che Roberto non aveva più intenzione di contraddirlo "si è fatto tardi" disse "è bene che torniamo in paese a lavorare".
Sant’Angelo visto dal basso è un paesotto con una vestaglia aperta che gli si vede tutto, il rosso e il grigio angusto delle case mischiate al verde allegro degli orti.
Roberto lo amava per questo… ma anche per quella ironia scanzonata che gli metteva gusto.
Sant’Angelo paese di contadini cordiali e rispettosi, Roberto c’era arrivato dopo il ritorno dalle Americhe, da quel suo incredibile viaggio fatto insieme a Cristoforo Colombo.
Qui in un caldo pomeriggio d’agosto aveva incontrato frate Adamo che gli aveva proposto di fermarsi qualche tempo per aiutarlo a costruire il nuovo tabernacolo della chiesa.
Santa Liberata era anche la sua santa, era quella che lo aveva aiutato e protetto per tutto quel lungo viaggio, ora non si poteva rifiutare… doveva aiutarli a costruire il tabernacolo nuovo per sua chiesa.
Frate Adamo gli piaceva, anche se ci litigava perché commetteva spesso degli errori. Sbagliava, si arrabbiava, però alla fine capiva… e con caparbietà riusciva a fare bene ogni cosa.
"Roberto prima che tu te ne vada… ti racconterò una storia"
Roberto non capiva quello che il frate gli diceva, voleva solo finire il suo tabernacolo, non gli interessava quella storia… tanto non l’avrebbe mai capito… il suo mondo era molto distante.
Lui voleva solo tornare presto a Roma, Sant’Angelo non era il suo paese… e non ci sarebbe rimasto ancora molto.
Fu un pomeriggio funesto, quando Frate Adamo salì sul tabernacolo sopra l’altare e cadde; quante volte con impegno era salito e ridisceso trepidante… non aveva mai pensato di causare danni, tanto era il suo fervore per creare qualcosa di bello per quella chiesa.
Ma i miracoli non accadono ogni giorno… anche se ogni giorno li cerchiamo…
Roberto rimase impietrito… non era riuscito a salvarlo… e ora il senso di colpa lo minacciava… che cosa mi voleva raccontare?... Quale era la storia?
Una lesione si era aperta nel suo cuore… diversa da tante altre, una ferita profonda… che non riuscì più a guarire.. impigliata com’era nel segreto irrecuperabile di quel racconto.
Molto più tardi, prima di morire chiamò il più giovane dei suoi figli per raccontargli una sua storia passata… quella di un frate molto diverso da lui che gli aveva insegnato ad aspettare…
specialmente quando le ferite sono profonde e dolorose e non c’è più nient’altro da fare.
Non c’è più nient’altro da fare che aspettare…
aspettare perché certe risposte arrivino senza che tu neanche te ne accorga…
per altre invece bisogna attendere la morte per trovarle…
e forse, dentro l’abisso cosmico senza rendercene conto, le troveremo…
e quel dolore lacerante…
riusciremo forse, a farlo a passare.



Buon Natale

Per la notte di Natale non voleva tornare a casa, voleva restare da sola come era stata lasciata. "Sei bellissima, però non riesco più a capirti".
Questo era stato l’addio.
Non gli aveva fatto dire nessuna altra parola, anche se lui aveva provato a dirne altre… lei lo fermò.
Basta così, ho capito… ora però devo andare, sai è Natale e a casa mi aspettano. ...
A casa l’aspettavano, ma lei tardò… le decisioni più sagge si prendono con il giorno… così allungò verso il centro illuminato, con la speranza di distrarre il suo rammarico per quel ragazzo che aveva amato tanto, senza ragione.
La pressione del sangue premeva con forza sulle pareti delle arterie cercando una via d’uscita, un sollievo che gli calmasse un po’ quel dolore insopportabile che le premeva il cuore.
Un etiope le si avvicinò cercando di vendergli un accendino colorato di Natale, lei non voleva ma poi lo comprò, pensando che forse l’avrebbe potuto regalare a suo padre.
Suo padre, già suo padre, chissà ora cosa gli avrebbe detto.
L’aveva sempre messa in guardia da quel ragazzo.
Il suo orgoglio era stato ferito e ora non avrebbe sopportato il suo rimprovero.
Che sarebbe successo quando tornata a casa avrebbe raccontato tutto?
Devi prenderti le responsabilità di ciò che hai fatto e guardare la notte e le tenebre con la tua luce più spietata… solo così puoi prendere la decisione più giusta.
Già la decisione più giusta… ma quale è la decisione più giusta, quando hai 17 anni… ed un figlio che forse vorresti far nascere… ma forse anche no?
Il pericolo immediato comunque ora era il padre, poi con la madre sarebbe tornata calma.
Già il padre… come glielo avrebbe detto al padre?
Non avrebbe voluto dirglielo di fretta, ma lentamente, con le lacrime agli occhi… ora capiva suo padre… e voleva a tutti i costi che anche lui ora, la capisse.
Uscire e guarire insieme da questo dolore lentamente… giorno dopo giorno, mese dopo mese, fino a rendersi conto insieme… di non soffrire più.
Si era fatto tardi, i negozi erano tutti ormai chiusi, gli ultimi ritardatari uscivano dai bar, anche lei ora doveva rientrare.
La finestra della cucina era buia, lei suonò ma il portone era aperto, salì le scale ed entrò, sua madre era nel salone che incartava l’ultimo regalo.
"Dove sei stata? Tuo padre ti è andato a cercare in paese" lei scoppiò a piangere mentre cercava di abbracciarla forte.
"Che hai fatto?" Costava raccontargli tutto, ma non poteva più nascondersi, ora poteva gridare.
Pianse e si asciugò le lacrime mentre la madre l’ascoltava… ma solo quando vide lo sguardo di suo padre, che aveva sentito tutto, cessò il suo dolore.
Buon Natale papà.
Buon Natale Anna.
Poi corse ad abbracciarlo con tutta la disperazione e la speranza di un obbligo che da soli… non si può più tenere.
Dai Anna, non piangere… tanto non scatteremo foto in questo Natale.

Andrea Lucani

 
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