Anche l’amore più strano - La Mia Poesia

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Anche l’amore più strano

Anche l’amore più strano vuoi che duri per sempre

Quando avevo sei anni la mamma che volevo era la Signora Prisco, quella signora che aveva la villa sotto la pompa di benzina di Piedimonte. Lei era la mamma che sognavo e che ogni notte veniva a rimboccarmi le coperte. Ma c’era solo un problema… che aveva già due figli ed io ero solo il figlio dei negozianti dell’alimentari che quotidianamente frequentava.

Mia madre era sempre al negozio con il suo impeto e la sua anima in subbuglio. Lavorava… e poi la sera stanca, invece delle favole, mi raccontava la vita… la nostra vita… il sale messo sui prosciutti, il pepe che metteva dentro le salsicce e che spesso le faceva anche lacrimare gli occhi. Ed anch’io senza farmi vedere, piangevo… e pensavo che questa non era la mamma che volevo.

Io allora volevo una signora bella ed imponente, che oltre a rimboccarmi le coperte, mi baciasse la fronte e gli occhi per farmi addormentare, facendomi poi sentire meno solo. Volevo una mamma con cui giocare e correre insieme… o perlomeno, sentirmela un po’più accanto.

Mia madre non era così… lavorava e mi voleva bene, ma senza affanno… poi però, era disposta a darmi tutto… quando qualche batterio mi attaccava il petto o la sostanza caritatevole del cuore.

Mi era accanto quando stavo male, fino a quando la febbre era ancora calda. Poi, quando si stemperava… ritornava al negozio, ed io dimenticavo velocemente quanto mi volesse bene.

La verità, se poi esiste, si scopre solo più tardi… quando capisci - se poi lo capisci - che fare i genitori non è una passeggiata… e che spesso vediamo solo quello che vogliamo vedere… e crediamo solo a quello che vogliamo credere… specialmente da giovani, quando ancora non sai che sono i bruchi… quelli che poi diventeranno farfalle.

Mia madre non era mai autoritaria, ed era sempre pronta a ragionare su tutto, esigendo però solo un po’ di partecipazione, il minimo che io potessi dargli.

Eppure ci litigavo spesso per una specie di sfida che non voleva mai dimostrarle quanto anch’io le volessi bene.

Avrei voluto che mi aiutasse a fare i compiti invece di mandarmi a ripetizione. Ma lei non poteva… aveva sempre da lavorare.

Eppure, le cose più importanti lei me le ha insegnate… come quella cura che metteva nelle cose… quel modo prezioso e indispensabile che poneva verso gli altri… e che li rendeva tutti unici. Utili l’uno per l’altro e sempre più legati.

Mio padre, spesso, le mattine d’estate mi portava in campagna a vedere il sole… erano tante le piante che coltivava: pesche, prugne, ulivi, albicocche… e su ognuna metteva ogni giorno un po’ di cuore, specialmente… quando curando le foglie o le radici cercava di scacciare il loro male, ma anche… un po’ del suo dolore.

Oggi questa campagna non è più la stessa… tutto è stato abbandonato… gli alberi sono diventati quasi tutti secchi, un po’ come l’Italia… che senza l’animo dei nostri più che maturi genitori, diventa ogni giorno più arida e vecchia.

Mio padre e mia madre erano questo, lavoravano… e a modo loro ci volevano anche bene.

Quando con le circostanze poi comprendi l’amore, quello vero, quello diverso, quello più strano… la madre non la vuoi più cambiare… ma speri solo che il tempo si allunghi… e magari… - ma anche più che magari - duri ancora e per sempre.

 
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