Amedeo Anelli - La Mia Poesia

La Mia Poesia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Amedeo Anelli

Amedeo Anelli
E’ nato a Santo Stefano Lodigiano nel 1956, ma dallo stesso anno residente a Codogno, si occupa di poesia, filosofia e critica d’arte collaborando con artisti, centri culturali, organizzando numerosi cicli di mostre ed altre manifestazioni. Ha pubblicato numerosi cataloghi, libri d’arte con artisti di fama internazionale, libri d’artista ed opere di divulgazione. Ha pubblicato le raccolte poetiche: ‘Quaderno per Marynka’ (Polena, Milano 1987), 12 poesie da Acolouthia nell’Annuario di Poesia 1997 di Crocetti, Acolouthia(I). ‘Omaggio ad Edgardo Abbozzo’ (Vicolo del Pavone, Piacenza. 2006), ‘Contrapunctus’ (LietoColle 2011). L’ultimo libro di poesie pubblicato è "Qui sto e tu? Interrogazioni sulla poesia di Roberto Rebora" editore ZonaFranca 2012. Ha tradotto l’opera dei poeti russi Arsenij Tarkovskij (Via del Vento 1998- Poeti e Poesia 2004,- Incroci 2009), Osip Mandel’stam (Via del Vento, 2005) e Boris Pasternak (I luoghi dell’Infinito, 2008), e curato i volumi L’urgenza della luce. Cristina Campo traduce Christine Koschel (Le Lettere, 2004), gli Scritti sull’Arte di Remo Pagnanelli (Vicolo del Pavone, 2007) e Nel sogno in bilico di Christine Koschel (Mursia, 2011). Nel 2008 ha scritto: Alla rovescia del mondo. Introduzione alla poesia di Guido Oldani, LietoColle. Ha fondato e dirige dal 1991 la rivista internazionale di poesia e filosofia "Kamen’" e dal 2009 fa parte del Comitato Scientifico internazionale della rivista slovena Poetikon. E' recensore del "Cittadino", quotidiano del Lodigiano e del sud di Milano. Nel 2012 ha assunto la direzione artistica del Premio Internazionale "Giuseppe Novello" per la satira e il disegno umoristico. Suoi scritti sono tradotti in russo, francese, svedese, tedesco, inglese, portoghese, sloveno.
Le Parole
La poesia di Amedeo Anelli e’ sospesa nell’utopia metafisica che si sottrae dal distinguere e dal dare un nome alle cose, per lei avere un odore, un colore o un nome non conta.
Piena di slancio, in piedi, senza mani, la sua poesia entra profonda dentro il contenuto degli oggetti e li scompone, rivelando così il senso ingannevole del pensiero dominante moderno, che non si sente più parte integrante di un organismo molto più grande, come accadeva nel passato, ma è solo diventato una componente fungibile e ininfluente che non possiede più ideali, colori e qualità.


da Acolouthia (I)  (Vicolo del Pavone, Piacenza. 2006)

Principi e apologhi
Ho spalancato le finestre,
è notte, piove,
un intenso profumo nella luce,
la pioggia luccica fra il rosa
degli oleandri.

Ma vincono le tenebre.
A pochi metri il nero fondale.
Un drappo che tutto avvolge
e rende invisibile.

O grande la pioggia
che tutto ignora.

O tenace la luce
che qualcosa rende
visibile.

O eterne e fragili
le tenebre
che tutto avvolgono.

Contrappuntato silenzio
suono.

Posvjašcenie
                                          Per Edgardo Abbozzo

"Quando/questo Mondo/scompare/ne appare/ un Altro"
                                                        Edgardo Abbozzo


Dai a noi la gioia nei segni del fuoco
e della luce, dai a noi la luce
nell’ombra delle tenebre e dell’oblio.

Dai a noi il corpo nell’io ingammevole
e divoratore, dai a noi l’innocenza
degli animali: del gatto e del cardellino,
il loro dolore muto.

Dai a noi il tempo dell’azione e della maestria,
la riconoscenza nel tempo delle cose,

nel fluire delle acque e della terra.


Elogio del silenzio (Inedita)
Con il fumo si stanano le api,

ma  in piena luce le finestre

ritmano l'aria.

Non dal chiuso  
ci guarda l'occhio
del pettirosso
ma da altri tempi
di macerie.

Più forte dell'indigenza
con il lino del fazzoletto
allontani la polvere
e gli sguardi.

Polvere
ovunque soffi l'aria
in ogni luogo
cala sulle cose e nella mente
in un turbine continuo e gravitante
una polluzione continua come un velo sonoro.

Si può fare con meno.

Cresce il silenzio.
Il polline del silenzio
apre alla speranza.

Per le api, per le lucciole dopo la scomparsa,
per i fiori, per le gemme,
per i frutti, per il miele

finis finis austriae...


da Contrapunctus  (LietoColle 2011)

Contrapunctus III
D
i slancio
la bicicletta
in piedi sulla sella
senza mani.
Così tutta la vita.

In intensificazione
il senso
il grande fiume
gli alberi con le chiome
a pelo d’acqua
l’argine a raso
le strade del bosco
sommerse
non più i responsori
degli uccelli fra gli
alberi
ma il boato sondo
dell’acqua
nell’ansa del fiume.

Se si sostiene
il canto.


Contrapunctus VIII
                            

                                   Negli occhi di mia madre
Di sopra il tempo camminava sulle travi.
D'inverno la legna di traversa mandava fumo.
Il fuoco crepitava.
Cigolava lo sportellino in ghisa,
mentre guardavi nel fuoco
e tutto era silenzio.


Silenzio era il manto di neve sopra i campi,
silenzio erano gli alberi canditi dal gelo
silenzio era il rumore degli stivali sulla neve.
Silenzio era il fischio del treno,
che si perdeva fra luce e nebbia.

Ma la voce cresceva
cresceva il pungitopo in giardino,
cresceva l'ombra nelle tue spalle,
si alzava la nebbia nella luce.

Contrapunctus XII
                                                  a Rodolfo Quadrelli
In quel parco, la panchina e i pochi alberi spogli, le
                                                                                [ basiliche
di S. Lorenzo, nella foto scialbata, sei contristato e
                                                                               [ lontano.
«Come si distrugge una cultura» e se ne toglie ogni
                                                                              [ radicamento
ogni possibile sviluppo, da ramo a ramo, si inquinano le
                                                                             [ fonti,
se ne blocca lo svolgimento, il futuro.

Non chiusi nel presente, il tempo respira dal futuro
il passato respira nel futuro, un po' gatto, un po' pianta, un
                                                                            [po' sasso.
Una linea melodica s'inabissa nel cartiglio, in un silenzio
                                                            [ millenario, un seme
millenario, dalla preistoria alla storia alla preistoria.

Alla fine delle dita, da una mano all'altra,
da un'impronta all'altra, da un segno all'altro,
da un significato all'altro, da un simbolo all'altro,

da un passo all'altro, da una voce all'altra, da silenzio a
                                                                                 [ silenzio,
dall'altra parte dello specchio, nel rovescio della mente,
                                                                       [ corpi fra i corpi.


Contrapunctus XV

(doppio canone)

                                     «Il Tempo /è un contenitore contenuto».
                                                                      Edgardo Abbozzo
I
l cielo antracite nella pioggia e poca luce
il Trasimeno come uno scudo d'argento
è immobile come pietra e placido abbaglia.

Ribaltate le croste di formaggio dal cassetto
di noce in un suono bruno nel solido delle generazioni
sui cerchi della stufa roventi la polenta
e quelle croste fumanti.

La pioggia corre lungo il treno
in un trasporto di luce fra Passignano e Tuoro
vento e pioggia e gli alberi impassibili.

Il fumo del camino e il fuoco
la cenere e i tronchi schioppettanti
il gran calore e i limiti del freddo
così la memoria fa strani giri.

Con dignità l'acqua che lava
e scorre e pare immobile
con dignità il tempo lustrale
i molti cerchi dell'agone.

Torna ai contenuti | Torna al menu