Amedeo Anelli sceglie... - La Mia Poesia

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Amedeo Anelli sceglie...




Arsenij Tarkovskij


Arsenij Aleksandrovic Tarkovskij è fra i maggiori poeti del Novecento europeo la sua poesia  unisce tradizioni di pensiero dell'Occidente e del vicino Oriente, aiutato in questo dalla poderosa opera di traduttore da numerosissime letterature; inoltre possiede una forte tangibilità  e persegue quel filone di "pensiero appassionato" tanto caro a Dostoevskij e alla "linea skovorodiana della cultura russa.
Arsenij Aleksandrovi
c Tarkovskij nasce a Elizavetgrad nel 1907 -oggi Kirovograd - in Ucraina e muore a Mosca nel 1989, tre anni dopo il figlio Andrej, fra i grandi registi di questo secolo a cui si deve, fra gli altri, un capolavoro come Zerkalo (Lo specchio) in cui l'opera di padre e figlio si intrecciano in un bell'esempio di dialogo fra poesia e cinema. I suoi versi ritenuti "pericolosi e nocivi", dopo il rifiuto alla pubblicazione nel 1946 vengono editi in patria a partire dagli anni Sessanta [nel 1962 esce il primo volume Neve imminente, cui seguiranno Alla terra ciò che è terreno (1966), Il messaggero (1969), Poesie (1974), Le montagne incantate (1978) Giornata d'inverno (1980) Opere scelte. Poesie. Poemi. Traduzioni. [1929-1979] (1982), Poesie di vari anni (1983), Dalla giovinezza alla vecchiaia (1987)].
La sua poesia si nutre come dicevamo delle maggiori tradizioni dell'umanesimo e del personalismo dell'Europa, tradizioni visibili e tradizioni sotterranee, fra queste importante per l'Autore quella  gnostica. Una poesia  nutrita di elementi, di terrestrità -
Alla terra ciò che è terreno è il titolo di una sua seconda raccolta -  di una filosofia e tangibilità degli elementi e di forti tensioni sia fisiche che metafisiche.
«Quando natura e dizionario vengono a contrasto», «Il linguaggio altro dell'eternità studio su di un libro di pietra» sono gli
incipit di due delle poesie presentate, dove quanto detto sopra si fa evidente ed esemplificativo. E più in là  in quest'ultima poesia si legge «e son tutto in questo spazio a due facce»: dualità e specularità che è propria di un trattamento fra temporalità e intemporalità dei piani e dei luoghi della sua poesia. Nel contenimento intemporale del tempo, presente, passato e futuro si danno  come luoghi di una morfologia unica e non prendibile del mondo,  luoghi di una natura naturante in una storia infera ed in una naturalità della storia  che sopravanza ogni letteralizzazione nelle  tradizioni a venire.

Questi testi sono tratti dal volume
Arsenij  Tarkovskij,  La steppa, Pistoia, Via del Vento.


Poesia Scelta

Vita, Vita
1

Nei presentimenti non credo e i presagi non temo.
Non fuggo la calunnia né il veleno,
non esiste la morte: tutti siamo immortali
e immortale è ogni cosa. A diciassette anni
non bisogna temere la morte né a settant'anni.
Essere e luce solo hanno realtà,
non hanno esistenza le tenebre e la morte.
Siamo già tutti sulla riva del mare
e sono tra quelli che traggono le reti
mentre balugina accanto l'immortalità.

2

Abitate la casa e questa non crollerà.
Evocherò un secolo qualunque
per entrarvi e costruire la mia casa.
È  per questo che i vostri figli e le mogli
saranno con me a tavola.
Un'unica tavola per l'avo e il nipote.
Si compie ora il futuro
e se sollevo la mano
come cinque raggi saranno a voi le mie dita.
Come gli Urali ho attraversato il tempo,
l'ho portato sulle mie spalle,
come un agrimensore l'ho misurato,
fortificato ho sostenuto i giorni trascorsi.

3

Un secolo sceglievo a mia misura.
Andavamo a sud,
attraversammo nella polvere la steppa
l'erbacce fumigavano. Il grillo malizioso
toccava con le antenne i ferri del cavallo
e come un monaco profetava  la mia sventura.
Ma fermato avevo il mio destino alla sella,
ed ora ed in futuro sulle staffe
mi sollevo come un bambino.

Mi basta la mia immortalità:
scorra il mio sangue da secolo a secolo.
Darei senza indugio la vita per un angolo certo di tepore,
se come un filo condotto non mi avesse
con il suo mobile ed aereo ago per le strade del mondo.


Versione Amedeo Anelli


 
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